ALTRE PALLE. Full Fiorito: “Bravo Pistorius. Ma prima di lui alle Olimpiadi ci sono stati altri grandi atleti diversamente abili”
La notizia della convocazione di Oscar Pistorius alle Olimpiadi di Londra ha destato clamore. Per i non addetti ai lavori il Sudafricano è privo di entrambi gli arti inferiori dal ginocchio in giù. Da anni è la bandiera dello sport “diversamente abile” (brutto termine), quei figli di un Dio minore che si battono per gareggiare fianco a fianco ai cosiddetti normodotati. È un atleta caparbio e dopo vari tentativi è riuscito a staccare un pass per Londra. Gareggerà nella staffetta 4 x 400. Bravo! Questa è la tipica notizia con cui la stampa va a nozze: buonismo e handicap vendono un sacco di copie. Se da una parte è giusto e doveroso celebrare Oscar Pistorius, mi sembra altrettanto giusto e doveroso ricordare coloro che lo hanno preceduto e che il destino vuole accomunare a tutti quegli atleti che ogni quattro anni fanno un bagno di notorietà per poi cadere nel dimenticatoio, disabili o no.
I primi disabili a partecipare alle Olimpiadi, quando ancora le paraolimpiadi erano un utopia, furono lo Statunitense Eyser, vincitore di sei (!) medaglie nella ginnastica alle Olimpiadi di Saint Louis del 1904 nonostante avesse perso una gamba sotto un treno, e l’Ungherese Halassy, anch’esso senza una gamba, ma capace di vincere 2 medaglie d’oro e una d’argento in tre diverse Olimpiadi nella pallanuoto. La lista degli atleti con handicap che gareggiarono, e talvolta vinsero, in un’Olimpiade “normale” (altro termine che non amo) è lunga e comprende anche l’Italiana Paola Fantato, vincitrice di 5 ori, un argento e 2 bronzi in diverse edizioni delle paraolimpiadi, che descrisse in maniera commovente il giorno in cui partecipò alle Olimpiadi di Atlanta: “non c’era la carrozzina, solo il mio arco, le mie frecce e il centro del bersaglio: sulla linea di tiro l’handicap era annullato”. A questi atleti va tutta la mia ammirazione e rispetto.
Cambio argomento e parlo di mercato, ma di quello NBA. Appena conclusosi il campionato con la sospirata e inattesa vittoria di Miami, i team si stanno dando battaglia per farsi trovare ai nastri di partenza più agguerriti che mai. In testa a tutti ci sono i Los Angeles Lakers, che si sono accaparrati l’eterno rivale di Phoenix Kevin Nash e stanno trattando per Dwight Howard, a mio parere uno dei fisici più belli e atletici di tutto il pianeta (date un’occhiata alle foto).
Chi non ha un fisico scolpito nel marmo, né spiccate qualità atletiche, ma un talento enorme e una visione di gioco unica è Andrea Pirlo. So che scatenerò un vespaio tra gli amici del blog e scrivo queste righe con pessimo tempismo (sarebbe stato molto più semplice se invece della Caporetto contro la Spagna gli azzurri avessero centrato la vittoria nella finale di Kiev) ma guardando le partite contro Inghilterra e Germania non ho potuto fare a meno di accostare il fantasista della Juventus a John Stockton… chi è John Stockton ? alto un metro e 85 in un mondo di giganti è stato per anni la bandiera degli Utah Jazz, tanto da averne a fine carriera il numero ritirato e il nome nella strada di fronte al palazzetto. Se chiedessi agli amici di Azzurrissimo chi è il detentore del record assoluto degli assist dell’NBA il 90 % mi direbbe Magic Johnson il rimanente punterebbe su Larry Bird, qualcuno (forse Enzo Malibù) bisbiglierebbe Isiah Thomas e invece il record appartiene a questo piccoletto, con 15.806 (più di 4000 sul secondo, Thomas) che inoltre detiene il record di palle rubate.
Se qualcuno andrà a vedere la foto della nazionale Olimpica a Barcellona sorriderà riconoscendo subito John: è quel bianco col fisico da ragioniere che sbuca tra i fisici da granatieri di Barkley e Ewing, così come Pirlo faceva quasi tenerezza durante gli inni messo tra Barzagli e Balotelli. Fortunatamente, tranne rare eccezioni come Rocco Siffredi, il talento non si misura in centimetri!
Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano.
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