ADDIO PABLITO. Antonio Ferrigno: “Quel Napoli-Vicenza del ‘78 che mi fece amare il calcio” ? VIDEO

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Era il 24 aprile del 1978 nella mia seconda partita dal vivo allo stadio, oggi Stadio Diego Armando Maradona. Di scena c’erano gli azzurri allenati da Gianni Di Marzio con in porta il povero ma scarso Mattolini e in attacco Beppe Savoldi. Lo stesso attaccante che qualche mese prima mi aveva fatto innamorare degli azzurri con una quaterna casalinga al derelitto Foggia dell’ex Giorgio Braglia.

Nel Lanerossi Vicenza giocava il giovane Paolo Rossi, il quale dopo poco avrebbe rifiutato il passaggio in azzurro per restare a Perugia in attesa della chiamata da Torino sponda bianconera. Ma c’erano anche altri tre giocatori che invece accettarono ben volentieri l’ombra del Vesuvio e la corte di Ferlaino: il centrocampista Mario Guidetti, cavallo pazzo Roberto Filippi e in panchina il donnaiolo Luciano Marangon, credo uno dei terzini migliori visti a Napoli nell’ultimo quarantennio partenopeo.

La partita si avviò benissimo con un gol spettacolare di Vinazzani e poi fummo travolti da quel Vicenza che fu rivelazione del torneo seconda dietro alla Juventus colonna portante della Nazionale nel Mondiale argentino del 1978.

In quella gara, l’ultimo gol, quello del definitivo 1 a 4 per i veneti, fu realizzato da Rossi, il quale si avviava a diventare il capocannoniere del torneo con 24 reti.

Tale primato gli garantì la chiamata, da parte di Bearzot, per quel magnifico mondiale che l’Italia giocò nella terra del giovanissimo Diego e che lo stesso ha rimpianto, per la mancata convocazione, fino all’ultimo dei suoi giorni.

Era indubbiamente un altro calcio e gli “eroi” della domenica vivevano il loro momento di gloria solo sul campo ed esaltati sullo stesso o su fogli di giornale da penne che si potevano chiamare “veri” giornalisti.

Erano anni difficili quelli di fine ’70 ed io bambino ero diviso dalle preoccupazioni dei miei genitori per i fatti di cronaca nazionale e quelli di gioia di una Nazionale che faceva sognare. Ma era il pallone Tango il mio desiderio più grande.

Poi vennero l’Olanda di Krol e Haan e il Brasile di Rivelino e Dirceu a spegnere i nostri sogni di gloria e quelli del cannoniere Rossi. Cannoniere che contro il Brasile si sarebbe vendicato nel Mondiale seguente, quello della gloria, quello che lo consegnò alla storia come Pablito, lo stesso che il mondo oggi piange per una prematura e dolorosa scomparsa.

Qui a Napoli molti non gli hanno mai perdonato quel rifiuto e soprattutto aver scelto “quelli” al posto nostro, come anche la squalifica per il calcioscommesse, ma per me Rossi era da sempre quel Lanerossi Vicenza che mi fece amare il calcio e il Napoli anche nella sconfitta. Fu poi l’anima controversa della Nazionale di Bearzot, quella del mio primo corteo vincente per le strade di Napoli del 1982.

Quindi posso solo dire grazie guagliò.

Antonio Ferrigno

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