A MENTE FREDDA. Marco Breglio: “Juve e Napoli, la rivoluzione e la rivelazione”

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La rivoluzione, la rivelazione. La 21esima giornata di Serie A inizia a mettere tutti d’accordo che per il campionato le candidate principali sono Juventus e Napoli. Due realtà alquanto diverse, da sempre interposte da un’accesa rivalità, che si incrociano nuovamente in un punto cruciale della propria storia. L’ultima volta che le due squadre hanno lottato per un campionato è stato nella stagione 2006-2007. Lo scenario è, però, tutt’altro. Quell’anno infatti la vecchia signora si ritrova a fronteggiare le conseguenze di una pagina tra le più dolorose della storia del calcio italiano. Lo scandalo di Calciopoli, infatti, costringe i bianconeri in serie B. Nel frattempo è pronta a tornare sul palcoscenico nazionale un’altra società reduce da momenti parecchio bui. Il fallimento del 2004 ha fatto sprofondare il Napoli in serie C, ma la neonata creatura di De Laurentiis si presenta nella serie cadetta proprio nella stagione sopraccitata. La volontà di riemergere, quella di dimostrare che il proprio posto è un altro. Azzurri e bianconeri affrontano insieme un anno di svolta. La lotta non è, in quel caso, molto combattuta. Quel campionato di serie B, infatti, regala un altro titolo, piuttosto insolito, alla società di Torino, che supera di 15 punti il Napoli. I partenopei, però, riescono a compiere il secondo salto in due anni e tornano nella massima serie. Lotta concreta è invece la corsa al tricolore dell’anno in corso. Ciò che rimane è l’importanza che una stagione può avere per una società. Dopo l’egemonia indiscussa in territorio italiano durata diversi anni, la Juventus si priva di tre punti fermi, artefici di grandi cose e sempre determinanti: si tratta di Tevez, Pirlo e Vidal. Le illustri partenze scuotono la tifoseria, ma è soprattutto la squadra a risentirne. Una partenza decisamente in sordina lascia credere a molti che quest’anno la Juventus sia fuori dai giochi. Si ritiene un anno di passaggio, utile a metabolizzare gli addii e a perfezionare le intese. Parte male anche il Napoli, appena uscito dall’esperimento Benitez, che non ha sortito gli effetti sperati. Per rilanciare il suo ciuccio, De Laurentiis si affida, seppure subordinatamente ad altre scelte, a Maurizio Sarri. Anno fondamentale, dunque, anche per gli azzurri, alla ricerca di un’identità e di un’affermazione netta ad alti livelli, senza quella precarietà che ha caratterizzato le ultime stagioni. Le due compagini si ritrovano con un iniziale ritardo, ma chi conosce il calcio sa che le somme si tirano sempre alla fine. Accade, infatti, che uno dei risultati della piccola rivoluzione in casa Juventus, Paulo Dybala, arrivato in estate dopo una brillante stagione al Palermo, risponda alla fiducia piena accordatagli (in ritardo) da Allegri con prestazioni incredibili, da vero trascinatore. Con il ritorno, inoltre, ad alti livelli dell’altro giovane fenomeno, Pogba, la zebra torna a vincere e convincere e con undici vittorie di fila è di nuovo lassù. Parallelamente, però, si afferma il Napoli. Sarri riesce a riordinare le idee dei suoi, che abbracciano una filosofia di gioco sempre vincente e assistono alla trasformazione di Higuaìn, che passa da fenomeno ad alieno. I partenopei esprimono un calcio al tempo stesso spettacolare ed equilibrato, lasciando tutti a bocca aperta. Si cerca ogni anno l’anti-Juve, ma forse quest’anno sarebbe più proprio dire che è la Juventus l’anti-Napoli. Da quale dei due punti di vista si veda, le due squadre esprimono un calcio superiore alle altre, lasciando intendere che è questo il duello principale. Solo il campo saprà dirci chi merita di più.

Marco Breglio

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