A CUORE APERTO. Higuain: “L’anno dei 36 gol non dovevo neanche essere al Napoli. Mi convinse Sarri”
Miami è stata una scelta precisa, gli ha garantito soldi (tanti), ma soprattutto serenità. Gonzalo Higuain, 34 anni venerdì prossimo, è scomparso troppo in fretta dalle copertine dei giornali sportivi e non, una visibilità di cui ha deciso di fare a meno. Si è ripromesso di non giocare più sotto pressione: «Il calcio è una giungla in cui tutti devono guardarsi dietro, non c’è possibilità che io torni nella pentola a pressione di prima». Il campione argentino si è confessato a cuore aperto davanti alle telecamere di Espn. Nel suo palmares c’è il Napoli di Sarri: i 36 gol nella stagione dei 91 punti in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto. E in quell’anno non doveva neanche esserci. «Sì, volevo già andare via, Maurizio però mi convinse in cinque minuti a restare». Andò alla Juventus e i tifosi del Napoli gliela giurarono. Higuain, trasformato anche fisicamente rispetto a qualche anno fa (qualche chilo di troppo, barba lunga e quasi niente più capelli, non vuole più soffermarsi sui canoni estetici e anche atletici. La sua prospettiva di vita è cambiata dopo che alla madre fu diagnosticato il cancro, lui era alla Juventus.
Mia madre e il cancro
Ed è una pagina amarissima che rilegge ai microfoni dell’emittente televisiva statunitense. «Andai in Argentina e le dissi che fino a quando non sarebbe guarita, non avrei più giocato a calcio. Ho combattuto per lei. Mi rispose che se l’avessi fatto sarebbe morta prima. Così ho continuato a giocare per lei. Era il periodo più duro del Covid, ma nel calcio, se ne fregano della vita delle persone. Hanno continuato a giocare per tenere occupata la testa di chi era rinchiuso in casa. Mia madre se n’è andata con l’ultima cosa che voleva sapere, che era che io e mio fratello Federico avevamo segnato un gol nella stessa partita. È come se ne avesse avuto bisogno per andarsene. Non c’è giorno che non la ricordi. Amo il calcio e lo amerò sempre, ma ultimamente mi piace sempre meno vederlo».
Il valore della famiglia
Higuain a Miami sta bene, guadagna anche molto bene e pure su questo aspetto chiarisce: «Se ho quello che ho, è perché mi sono spaccato la schiena da quando avevo 9 anni. Non ho implorato né chiesto per favore, ho chiesto quello che pensavo di meritare per quello che ho dato per ogni club in campo. Ho passato il mio compleanno senza i miei migliori amici, sono andato ai Mondiali in Russia il giorno dopo la nascita di mia figlia, sono dovuto tornare in Argentina quando mia madre è stata male. Oggi finalmente la famiglia è la mia priorità, mia moglie e mia figlia prima di ogni cosa. Dietro al calciatore ci sono tanti sacrifici. Non siamo noi che dobbiamo dare l’esempio: quante palline di gelato mangiamo o quanti bicchieri di vino beviamo. I cattivi esempi arrivano da chi uccide, assassina, abbandona i propri figli o genitori. Negli Stati Uniti lo capiscono, e non voglio più tornare indietro». Corrieredelmezzogiorno
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