?A CONTI FATTI. Francesco Squitieri: “Al Napoli urge una profonda riflessione sull’organizzazione della Società”

Francesco Squitieri

Questa volta volevo davvero scrivere un articolo dal tono diverso. Quanto avrei voluto gridarvi: “ragazzi, questo è l’anno buono!”.

In effetti, dai nomi che uscivano sui giornali – Vrsaljko, Verdi, Klaassen, Politano – sembrava che la Società si stesse muovendo verso una direzione che condividevo. Mettendo da parte lo scetticismo con cui ho comunque seguito questa campagna acquisti, ero pronto a riconoscerlo.

Non potendo arrivare ai campioni che circolano nel mercato inglese per ovvi motivi di budget, i nomi erano di giocatori che sarebbero potuti essere utili fin da subito al Napoli in questo sprint finale. Giocatori duttili, pronti all’uso e che, all’occorrenza, potevano anche dare fiato ai titolari riducendo il rischio di cali legati agli sforzi che, le due impegnative competizioni, arrecano e arrecheranno alla rosa.

Ma purtroppo l’esito di questa sessione invernale del calciomercato è stato a dir poco imbarazzante.

Quante vote negli ultimi anni lo abbiamo detto: “questo è l’anno buono”. Sicuramente il primo anno di Sarri: la Juve aveva iniziato malissimo e al giro di boa il Napoli si era laureato campione di inverno. Higuain trascinava la squadra con i suoi goal e la banda di Sarri esprimeva un gioco spumeggiante. Ovviamene la rosa non era completa, tutti lo sapevamo. Ma la società in quella sessione invernale comprò Regini e Grassi, due che insieme avranno giocato una manciata di minuti, e accadde che la Juve riprese il suo solito cammino, il Napoli inevitabilmente calò e perdemmo un campionato che poteva essere alla nostra portata.

Anche l’anno scorso poteva essere l’anno buono. Ma gli infortuni di Miik e Albiol fecero perdere punti importanti nella prima parte del campionato. A gennaio arrivò Pavoletti che non riuscì a dare il suo contributo, mentre in estate si sarebbe potuto prendere Immobile pagandolo quattro soldi e vendendo prima Gabbiadini (realizzando anche una plusvalenza maggiore di quanto poi accaduto a gennaio). Ed i sogni scudetti svanirono presto.

Ma questa campagna acquisti invernale ha palesato – tutte in una volta e più di tutte le altre – le grosse difficoltà con cui il Napoli si muove sul mercato: un rifiuto (Verdi), una fuga (Younes) e difficoltà tempistiche (Politano).

E, di fatto, quest’anno ancora ci ritroviamo con una squadra che viaggia a mille grazie all’ottimo lavori di Sarri e della squadra che, oltre all’organizzazione e al bel gioco, mettono in campo anche una convinzione ed un cinismo che prima mancavano. Ma queste qualità ed i risultati ottenuti fino ad ora rischiano di essere vani, viste le insidie del campionato e la rosa della Juve. E quindi rischiamo di perdere uno scudetto che potrebbe essere davvero alla portata di questa squadra.

Questo calciomercato spero porti la Società a fare una profonda riflessione sulla propria organizzazione e sulle motivazione per le quali, dopo Benitez, non si riesce più a fare un mercato di qualità (non dimentichiamo che la quasi totalità dei titolarissimi di oggi risalgono a quella gestione).

I contratti troppo complessi, la vicenda dei diritti di immagine, la scarsa propensione ad anticipare investimenti, sono tutti fattori che ostacolano le trattative (vedi Politano e Soriano). Con l’aggravante che le lungaggini estenuanti del Napoli spingono a rendere note sui giornali le trattative, facilitando le azioni di disturbo di altre società che poi puntualmente ci soffiano i giocatori (Vidal su tutti).

 

Le società vincenti sono quelle che agiscono rapidamente e discretamente sul mercato, due caratteristiche che mancano a questo Napoli. E non venitemi a dire che è una questione di appeal della squadra e della città, non è mai stato questo il motivo di alcuni mancati arrivi del passato. I giocatori vanno dove ci sono progetti vincenti.

Comunque, e mio avvio a concludere, non voglio far prevalere il disfattismo. Questo Napoli suscita e deve suscitare entusiasmo e speranza. A Napoli poi siamo anche molto devoti e anche San Gennaro sembra remare a favore, con un aggiuntivo terzo ed inaspettato miracolo “fuori stagione”. Io quest’anno ci credo davvero. Ma se dovessimo perdere lo scudetto per uno-due punti , i riflettori della responsabilità questa volta sarebbero puntati verso un unico inevitabile obiettivo.

Le guerre si combattono e si vincono tutti insieme. E nessuno vuole negare i meriti di una Società che, nel corso del tempo, ci ha portato stabilmente ai vertici del campionato italiano. Ma con spirito costruttivo è anche un dovere dire che per iniziare finalmente a vincere non è più rinviabile un cambio di passo organizzativo della Società, che si deve abbinare ad una gestione più pragmatica del calciomercato. Francesco Squitieri

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