? IL GRAFFIO. Corbo: “Il Napoli ridimensiona Messi”

Messi

Segna il gol numero 121 che lo porta nella storia del Napoli, accanto al compagno di tante vittorie. Con Hamsik è il miglior cannoniere del club. Ma Dries Martens, lo scugnizzo belga nome d’arte “Ciro”, deve andarsene, ferito da un fallo carico di rancore del pur elegante Busquets. È appena cominciato il secondo tempo e scende un gelido vento sul San Paolo in festa, attimi che aprono al pessimismo dei 50mila, era stato bello sognare. Seguono il gol di Griezman, il pareggio del Barcellona e un brivido per Ospina nello scontro con Messi poi ammonito, che delusione Leo.
Primo tempo che segna anche un divario infinito nel giro di soli tre anni per il Napoli. Uscì dagli ottavi di Champions nell’inverno del 2017 dopo aver osato sfidare Il Real Madrid. Abbiano il nostro gioco e andiamo per imporlo, ricordate? Il Napoli era carico di giustificata vanità, fresco campione d’inverno, con Sarri sommerso di elogi come il profeta di un calcio promesso, vivevano tutti nel futuro la squadra e lui, ma anche i tifosi con loro. Sarri diceva che avrebbe preferito tornare allo sportello della sua banca piuttosto che difendersi per vincere. Era un altro Napoli. Dalla vanità è passato al coraggio, alla capacità di soffrire, all’umiltà di chi riconosce l’inferiorità e si raccoglie nella fatica e nell’ntelligenza di bene organizzate ripartenze, come quella suggellata dall’impeto di Zielinski che soffia la palla ad un maldestro Firpo e fa volare Mertens al 121esimo cielo. Il destro a giro con tiro all’incrocio è ormai una sigla d’autore per l’attacco del Napoli.
Gattuso l’ha preparata a modo suo. Un 4-5-1 con Mertens prima punta, spesso raggiunto da Fabia Ruiz a destra o Insigne a sinistra in momentanei 4-4-2. Il primo tempo vede il Barcellona esterrefatto, neanche un tiro. Schiera un attacco senza riferimenti: Vidal a destra ma si accentra per far passare Semedo che sorpassa anche Rakitic, Messi al centro che arretra per evitare la marcatura stratta di Maksimovic, Griezman che gira largo per evitare Manolas e Di Lorenzo. Il Napoli schierato in due linee orizzontali molto strette punta a raggiungere Mertens, come gli riesce dopo quasi mezz’ora, ma trova puntuali nelle ripartenze e nel sacrificio sia Insigne che Callejon che spreca il raddoppio. Peccato.
Il Barcellona ricomincia con una furia agonistica neanche sospettava nel primo tempo, quando palleggiava in orizzontale senza sbocchi. Messi prova a movimentare il gioco, ma con esiti modesti. Sabaglia anche un contropiede. Meglio nel rianimare la squadra capolista della Liga spagnola, due punti in più del Real Madrid e già tesa al pensiero dello scontro, è Vidal che non sa però dosare la sua frenesia, meritando l’ammonizione come Mario Rui per reciproche scorrettezze ma anche l’espulsione per un bullesco faccia a faccia con il difensore del Napoli. Lode al Napoli per il pari grazie a fatica e sacrificio, ma gli tocca un impegno ancora più duro per qualificarsi ai quarti. Non basta ripetere in Spagna il congegno tattico del primo tempo. Occorre di più. Si qualifica se rischia. Se attacca. Se vince. E il Barcellona è forte, anche se il suo leader non ricorda per un solo istante proprio a Napoli, teatro del confronto, i più grande Numero 10 di sempre. Antonio Corbo per Repubblica

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