?QUESTIONE ABBONAMENTI. Chiariello: “Ecco la soluzione”
Facciamo il punto sulla “vexata quaestio” degli abbonamenti al Napoli che sta suscitando molte polemiche.
Perché si fanno gli abbonamenti?
Gli abbonamenti servono per chi li emette per fare cash-flow e garantirsi un pubblico su cui poter contare. Così è a teatro per esempio. Nel caso delle società di calcio è più o meno lo stesso ma lo scenario dei diritti televisivi ha diminuito la necessità di fare cassa ad inizio stagione (prima la
bigliettazione era la fonte primaria di ricavo e vendere lo stadio ad inizio stagione una necessità imprescindibile).
Il Napoli poi fa pure eccezione, avendo una notevole solidità finanziaria, e mira a vendere gli eventi caso per caso a prezzi variabili.
Dal punto di vista del fruitore dello spettacolo fare abbonamento deriva da 3 esigenze: la certezza di partecipare allo spettacolo e possibilmente trovare sempre lo stesso posto (che al San Paolo è garantito solo in pochi settori purtroppo), avere prelazioni su altri eventi fuori abbonamento tipo la Champions League, e soprattutto ottenere un risparmio come per tutti gli abbonamenti del mondo.
Il concetto è: io scommetto su di te, credo in te e nello spettacolo che mi offrirai, ti do in anticipo tutti i soldi per tutti gli eventi a fronte di un risparmio.
Se questo è il quadro di scambio tra domanda ed offerta, è palese che è fuori da ogni buon senso punire gli abbonati facendoli pagare di più degli avventori occasionali e soprattutto vietare loro di usufruire dei loro diritti di abbonati che hanno pagato se ritengono di essere lesi nei loro diritti inserendo clausole “leonine” o vessatorie nel contratto di abbonamento.
Stavolta il calcio Napoli è indifendibile.
Piuttosto che penalizzare gli abbonati, che sono la sua fonte di reddito fino a prova contraria, non faccia abbonamenti, dica chiaramente che ci rinuncia.
Ma se li fa, li deve tutelare ed avvantaggiare.
Faccio degli esempi pratici, per capirci.
Il prezzo del singolo biglietto ad evento non dovrebbe mai scendere sotto quello dell’abbonamento diviso 19 + una
maggiorazione di ca. il 10%, e mai essere oltre una cifra “politica” per le curve, data la rilevanza sociale.
Se il costo – compreso prevendita – di curva è mediamente in abbonamento 23,4€ (350€/19+5€ a gara di prevendita) il prezzo minimo – compreso prevendita – non può essere inferiore a 20€+5 di prevendita e non può superare i 30€+5 di prevendita.
E dovrebbero ripristinare i ridotti, che sono un problema ancora maggiore che penalizza le famiglie ed i ragazzi, proprio gli utenti più da fidelizzare.
E all’obiezione che non ha senso una curva minimo a 25€(prevendita inclusa) in gare tipo Bemevento, Spal etc, e che l’obiettivo della società deve essere riempire lo stadio (cosa giustissima, perché non c’è nulla di più avvilente di uno stadio vuoto), ed è intelligente una politica variabile del prezzo a seconda dell’importanza dell’evento, cosa che condivido, rispondo:
delle due l’una: o si abbassano i prezzi dell’abbonamento alla soglia minima, tenendolo più basso di almeno il 10% del prezzo medio simulato dell’intera stagione, magari contingentandoli fino ad un max di 20.000 abbonamenti se ci si vuole riservare il diritto di vendere i singoli eventi perché lo si ritiene economicamente più vantaggioso (ci può stare);
o si prende il coraggio a due mani di eliminarli del tutto.
Ma penalizzare quei 5-6.000 tifosi che hanno avuto il solo torto di credere nella società a scatola chiusa portandole i loro soldi in bocca a scatola chiusa, no, non è giusto.
Questa sarebbe una politica corretta dei prezzi a parer mio.
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