A CONTI FATTI. Francesco Squitieri: “Ma era proprio impossibile prendere Immobile?” | Le scelte di Sarri, le contraddizioni del mercato azzurro
Tre sconfitte consecutive costano al Napoli la discesa dal primo posto toccato a metà settembre, al quarto posto di oggi, oltre ad una qualificazione in Champions rimessa in discussione dopo che sembrava già quasi archiviata. Se era presto per entusiasmarsi qualche settimana fa, quando il Napoli è stato momentaneamente al vertice della classifica, è anche eccessivo ora deprimersi e dare tutto per irrimediabilmente perduto. Ma le ultime tre sconfitte non sono solo frutto di sfortuna. Per come sono maturate lanciano una ombra oscura sul futuro del Napoli e fanno temere una crisi ben più profonda, frutto di alcune scelte del passato che gravano sul presente e di una probabile differenza di vedute tra ADL e Sarri. Partiamo dal mercato estivo.
Con la partenza di Higuain la società azzurra ha fatto una infornata di giovani prospettici. La strategia poteva anche andare bene. Magari non porta a vincere hic et nunc ma, anche in vista dalla riforma della Champions League che dal 2018 prevede la partecipazione di 4 italiane sicure ogni anno, mira ad aumentare il fatturato e a rendere il Napoli stabilmente competitivo nel futuro. E magari anche vincente.
Ma per funzionare questa strategia ha bisogno di due variabili. La prima è che nei giovani giocatori ci si creda fin da subito. Se una colpa si può imputare a Sarri è proprio questa. Cioè quella di essere stato troppo prudente nel lanciare i vari Rog, Diawara quando tutto andava bene, in modo da far rifiatare i titolari. Anche l’utilizzo di Maksimovic è sembrato essere dipeso più dalla necessità del momento, vedi l’infortunio ad Albiol, che da una reale volontà dell’allenatore. Forse solo Zielinski è stato veramente voluto dall’allenatore toscano che lo aveva avuto con se già ad Empoli, ed infatti è stato l’unico ad essere inserito fin dall’inizio. Eppure anche tutti gli altri neo acquisti, per quel poco che finora sono stati chiamati in causa, come anche ieri Diawara nella partita contro il Besiktas, hanno dimostrato di essere già pronti e non privi di una certa personalità. La prudenza di Sarri appare quindi ai più, quantomeno eccessiva.
Oggi i vari Hysaj, Jorginho, lo stesso Hamsik appaiono stanchi, mentre Callejon non sembra brillare più come all’inizio, nonostante ci sia Giaccherini che viene da un Europeo giocato da titolare e per il quale non vige nemmeno la “scusa” della giovane età o della non conoscenza della lingua. Su questo Sarri faccia una profonda riflessione e non ci venga a dire che anche la Juve fa così. La squadra bianconera è costruita diversamente, per vincere ora e subito, con una rosa di giocatori esperti in cui i pochi giovani prospettici sono volutamente inseriti in un discorso di lungo termine. Probabilmente puntare sui giovani non è stata una scelta condivisa da Sarri e magari ha pure ragione l’allenatore toscano, ma ora è questa la squadra che ha. Sarebbe buona cosa non intestardirsi solo per lanciare dal campo di calcio un messaggio alla società.
La seconda variabile è la completezza della rosa. L’investimento sui giovani prospettici, che è costato alle casse del Napoli 115 milioni di euro, va quindi anche bene, ma lo si faccia almeno senza lasciare la rosa con evidenti lacune, perché poi queste si pagano. L’infortunio di Milik è stata una mazzata per il Napoli proprio perché non è stato previsto un suo clone, ma ci si è affidati ad una “scommessa”, cioè vedere sul campo come si sarebbe inserito nel gioco del Napoli, dopo la partenza del “fantasma” Higuain, il pur bravo Gabbiadini ma evidentemente inadatto al gioco di Sarri.
Ma era fantascienza pensare di vendere Gabbiadini questa estate, che pure aveva importanti richieste, sapendo inoltre già della incompatibilità con gli schemi dell’allenatore toscano, e prendere ad esempio Ciro Immobile che a Napoli sarebbe tra l’altro venuto anche molto volentieri? E’ evidente che Immobile, molto più di Gabbiadini, sarebbe stato in questa fase più funzionale al gioco azzurro, visto che per caratteristiche di gioco è perfettamente interscambiabile a Milik. E se per ipotesi domani, facendo tutti gli scongiuri del caso, dovesse infortunarsi Hysay? E quando Ghoulam partirà per la Coppa d’Africa, Strinic saprà sostituirlo al meglio?
Proprio nella sessione di mercato in cui finalmente il Napoli sembrava aver colmato alcune delle lacune emerse nelle ultime stagioni di De Laurentiis, come i maggiori ricambi a centrocampo con un miglioramento complessivo dell’organico a disposizione di mister Sarri, è quindi bastato un infortunio di Milik, una poco sagace gestione dei ricambi da parte di Sarri e qualche conseguente calo di forma e mentale dei “titolari”, per rompere un equilibrio che la squadra sembrava avere e che ora ha smarrito.
Anche ADL quindi non se la deve prendere quando gli si fa notare che a volte è meglio prevenire che curare. A volte, infatti, il migliore investimento nel calcio è spendere preventivamente, anticipando l’acquisto laddove necessario per colmare le lacune della rosa. ADL gestisce il Napoli come una impresa con una attenta gestione tra costi e ricavi, ma per sua natura intrinseca le società di calcio hanno rischi e/o caratteristiche che sono diverse da quelle delle imprese economiche, come gli infortuni improvvisi o i periodi di calo di forma dei giocatori. Iniziare una stagione con la rosa completa in ogni reparto, senza affidarsi a “scommesse” e acquistare, accanto ai giovani prospettici, anche almeno un giocatore di esperienza, un leader che abbia l’attitudine alla vittoria, sono l’unica antitesi al rischio della perdita di valore economico di una squadra a seguito di insuccessi legati al campo da gioco.
Le squadre destinate a rimanere ai vertici sono composte sì da giovani, ma anche di atleti nel pieno della maturità agonistica e da giocatori speculari ed intercambiabili in ogni reparto. Cosi fanno le squadre che vogliono vincere e che poi infatti, così facendo, vincono (Juve docet). Cosi ha cercato di fare probabilmente anche il Napoli questa estate, ma con la colpa di non averlo fatto fino in fondo e soprattutto senza una strategia condivisa con l’allenatore. E la differenza si vede.
Francesco Squitieri
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