A MENTE FREDDA. Pazzanese: “Per mantenersi competitivo il Napoli dovrebbe…”

Alessandro Pazzanese
Alessandro Pazzanese

Le due giornate di festa in giro per la città che il Napoli si è appena lasciato alle spalle, prima di rientrare nuovamente a Castel di Sangro per gli ultimi dieci giorni di preparazione, avevano tutte le carte in regola per dimostrarsi esclusivamente come delle ulteriori occasioni di amore e tra la squadra e la propria gente, in un’unione viscerale che dura ormai da un secolo e più. È stato, invece, alquanto triste constatare come i due festeggiamenti si siano configurati più come una lotta sociale tra i partecipanti all’evento “nato dal basso” del 31 luglio, e quelli di Piazza Plebiscito all’evento più “elitario” del primo agosto, più che come una reale festa sportiva. E, si badi, non si tratta di una questione economica, dal momento che entrambe le “kermesse” prevedevano il libero accesso dei tifosi (pur con prenotazione obbligatoria per quella del primo agosto), bensì meramente concettuale: non può, infatti, essere un caso se la maggior parte dei tifosi che hanno avuto il tempo e il modo di partecipare ad entrambe, abbiano dichiarato di aver nettamente preferito quella del venerdì a quella “ufficiale” (seppur nel contesto dell’ennesimo e drammatico “ballo flegreo”). Pur suscitando, infatti, non poca ilarità nella piazza, il duetto tra Gianni Improta e Pasquale Mazzocchi durante l’evento di Piazza Plebiscito ha rappresentato senza volerlo l’esatto emblema di quanto, pur dopo secoli e millenni, la città viva ancora di spaccature sociali, sulle quali fa leva anche divertendosi, ma talora sempre con stucchevoli etichette che non le consentono realmente di evolversi fino in fondo come meriterebbe, come se chi proviene da Barra debba essere obbligatoriamente collocato ad un gradino inferiore rispetto ad un eventuale, e non meglio dimostrato, “chiattillo privilegiato” di Posillipo o del Vomero. Il rammarico, dunque, per il fatto che i due festeggiamenti si siano fatti portavoce (pur tra i tanti aspetti positivi) anche di questa infelice lettura sociale, fa da pendant alla totale incertezza che la società sta palesando sul piano del mercato. La cessione di Gutierrez al Bayer Leverkusen per 30 milioni ha, infatti, due implicazioni opposte: una positiva, per il fatto che il Napoli può annunciare di aver portato a termine un’ennesima plusvalenza sulla falsariga delle tante su cui si è basato il suo operato nelle ere precedenti a quelle di Antonio Conte (cui rivolgiamo gli auguri per il suo cinquantasettesimo compleanno già trascorso); ed una decisamente negativa, se si considera che in una difesa a quattro i terzini sinistri sono fondamentali, e questo era forse l’unico ruolo in cui la squadra di Allegri partiva già con un cospicuo numero di alternative. Ci si augura, dunque, che da un punto di vista tecnico il progetto della società inizi ad acquisire un indirizzo chiaro, che permetta al Napoli di mantenersi competitivo con cessioni ed acquisti mirati.

03/08/2026

Alessandro Pazzanese

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