IL PENTAGRAMMA AZZURRISSIMO. Pazzanese: “Napoli, questa volta solo note stonate…”

Alessandro Pazzanese
Alessandro Pazzanese

Inserire oggi in rubrica il nome e il voto di un singolo calciatore sarebbe tanto ingiusto quanto inutile. Non si darebbe, infatti, un’immagine completa ed esaustiva dell’approccio avuto dal Napoli intero (allenatore e tifo compresi) degno di una gara che servisse solo ad aggiornare il tabellone della Lega calcio. Come se il secondo posto fosse automaticamente già acquisito, e come se il pareggio di Parma fosse una giustificazione per appiattirsi al cospetto dello “spegnimento di una fiammella” che non sarebbe rimasta accesa comunque. Uno scempio caratteriale in tutto e per tutto. Ma lo scempio si è palesato anche, e in special modo, tatticamente: l’improvvisa incapacità di De Bruyne di portare a compimento un passaggio decisivo, i pochissimi movimenti di Hojlund, la posizione sempre meno adeguata di McTominay in fase di rifinitura, le condizioni fisiche mediocri di Anguissa e Lobotka, gli svarioni dei tre difensori che in questo momento si alternano a chi la fa più grossa (non importa se giochi Juan Jesus o Beukema), sono infatti tutti aspetti su cui il nostro prezioso Antonio Conte dovrebbe quantomeno iniziare ad interrogarsi. Può mai aver senso contro una squadra come la Lazio di Sarri non avere tra i titolari neanche una pedina capace di saltare l’uomo? E, soprattutto, quando si constata che i due mediani sono perennemente ingabbiati a turno da Taylor e Basic, o che l’azione dal basso non si riesce mai a sviluppare perché il movimento ad abbassarsi di Noslin permette l’intercettamento di tutte le palle e le ripartenze fulminee della Lazio come avvenuto in occasione delle tre situazioni decisive della gara, perché non correre ai ripari ed inserire, chessò, il dimenticato Gilmour che per due gare consecutive prima della sosta si rivelava sistematicamente essere l’alternativa in più del Napoli? Insomma, una confusione tattica che ha bisogno di essere rimarcata senza alcun rischio di essere tacciati di anticontismo o di sminuire quanto fatto finora.

Infine, per fornire un quadro completo, due parole sulle reazioni della piazza a questa sconfitta: analizzare, infatti, i difetti di una gara troppo catastrofica per fare testo è indispensabile per il bene di tutto l’ambiente Napoli. Ma chiedere a gran voce le dimissioni del tecnico perché avrebbe costretto una società ad investire inutilmente nel mercato per portare a casa “solo” una Supercoppa e un secondo posto, in una città in cui gli scudetti si contano quasi sul palmo della mano, può francamente essere solo la conseguenza di un provincialismo atavico, e di una disinformazione che ha improvvisamente innescato in questa città l’incapacità di discernere un pessimo da un buono o da un eccellente risultato. Ma probabilmente su questo c’è poco da stupirsi. E prova ne sia il fatto che al Maradona il nome di Maurizio Sarri viene applaudito da pochissimi e fischiato dal resto solo perché ha allenato anche la Juventus.

20/04/2026

Alessandro Pazzanese

 

 

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