NAPOLI. Adani: “Conte in Italia arriva primo o secondo, le difficoltà ora sono dovute agli infortuni”

Lele Adani, ex difensore e opinionista tv
Lele Adani, ex difensore e opinionista tv

Lele Adani intervistato da Bruno Majorano per Il Mattino. Ecco un estratto.

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Si è già fatto un’idea su quello che potrà succedere da qui alla fine del campionato?
«Viste le premesse è tutto più incerto, non solo tra le prime 4.
Perché tutte le partite sono sempre molto incerte.
Prendiamo Parma-Milan: nel primo tempo il Milan era in vantaggio e in controllo, poi il Parma sembrava il Real Madrid e quasi la vinceva».

A proposito di partite, l’ultima del Napoli è stata da dimenticare…
«La sconfitta di Bologna ha acceso il campanello d’allarme e l’allenatore lo ha amplificato per far vivere la sosta con le antenne dritte».

Ma secondo lei a cosa si deve questo momento di difficoltà dei campioni d’Italia?
«Una sola parola: infortuni».

Ci dica.
«Dover inserire i giocatori nuovi o valutare la continuità di quelli dell’anno scorso è molto più difficile se puoi ruotare poco. Gli infortuni ti mettono fretta. Inserire i nuovi e giocare ogni tre giorni con gli impegni di Champions è un percorso che doveva essere più graduale e che necessitava di tempo. Eindhoven è stata una caduta brutta, Bologna la partita più negativa dell’era Conte visto che quella di Verona fu la prima del ciclo ed era solo l’inizio prima di prendere la strada giusta».

Sorpreso dalle parole dirette e dure di Conte dopo il ko del Dall’Ara?
«Conte lo conosco solo così. Quel modo di essere e quei valori lì non cambiano. Così come il linguaggio del corpo che va collocato nel momento: Conte è sempre lo stesso e si adegua. Le parole forti dopo la partita più brutta erano pressoché scontate: perché non sarebbe stato Conte. La coerenza è legata al momento».

E ora?
«Tutti si aspettano la ripresa dopo quella sconfitta e quella sfuriata e sono sicuro che Conte sia sul pezzo. È motivato perché è uno serio. Non è che va in vacanza se sta fuori una settimana: questa pausa la prende come parte del lavoro. Non stacca mai».

Quanto stanno pesando gli impegni di coppa?
«La storia ha sicuramente una sua valenza e il doppio impegno sempre pesa, soprattutto nelle squadre di Conte. L’anno scorso avevi tempo per mettere benzina e scaricare. La cosa che sta valutando con lo staff sono gli infortuni che ti amplificano il problema della doppia partita in settimana».

Nell’ultimo periodo qualche calciatore ha lanciato più di un messaggio all’allenatore…
«Si tratta di pensieri detti ad alta voce nel momento in cui alleggerisci un attimo. I calciatori parlano sempre quando sono in nazionale e approfittano di quel momento per mandare messaggi all’allenatore del club. Ma questi ragazzi devono essere guidati a capire cosa è giusto e cosa no. Inutile girarci attorno: possono dire quello che vogliono, ma sanno che grazie alla guida di Conte hanno avuto modo di stupire tutti con quei risultati incredibili dello scorso anno. Ecco perché concedo loro la debolezza e lo sfogo: sanno benissimo che senza quella guida sicura non renderebbero allo stesso modo. E quel comandante che si mette davanti a tutti si chiama Antonio Conte. Anche perché diciamoci la verità: Conte in Italia è abituato ad arrivare o primo o secondo».

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