I TEMI DELLA SFIDA. Pazzanese: “Il Milan ricorda un po’ il Napoli di un anno fa…”

Pazzanese

Sì, proprio così. Domenica sera al Maradona, di ritorno dalla sosta, la squadra di Conte affronterà una compagine che, per il momento che sta vivendo, non si discosta molto dal Napoli di un anno fa. Una squadra fatta di campioni che, vuoi per gestione societaria non impeccabile, vuoi per scelte tecniche non del tutto fruttuose, oggi si trova in una posizione di classifica che non rispecchia neanche lontanamente il suo reale valore. A ciò si aggiunge un dato che, per certi aspetti, è più allarmante di quello relativo alle gare giocate alla mezza: il Napoli non batte il Milan tra le mura amiche da ben 7 anni, quando l’ex rossonero Ancelotti rimontò da 0-2 a 3-2 l’allora rossonero nonché, a sua insaputa, futuro partenopeo, Rino Gattuso. Da allora, 2 pareggi e 3 sconfitte per gli azzurri, con 5 gol segnati e 12 subiti. Su tutti, spiccano alla memoria l’indigesto 0-4 nell’anno del tricolore, e il 2-2 dell’anno scorso in rimonta grazie alle giocate di due campioni come Politano e Raspadori. E giacché siamo a questo, il complesso e delicato capitolo sulla scelta di formazione non può prescindere da un aspetto fondamentale: e cioè che il Milan attuale incarna esattamente quel tipo di squadra che può lasciare continui ed appetibili spazi all’avversario, riuscendo magari comunque, grazie alle giocate di Leao, Pulisic o Reijnders, a portare a casa risultati insperati (vedi Lecce o l’ultima gara interna col Como). A questo punto, sorge spontaneo il dubbio se possano pagare maggiormente le scelte di Raspadori e Gilmour dall’inizio, o dei rientranti Neres e Anguissa (che ha fatto un viaggio in Cameron durante la sosta senza mettere minuti nelle gambe). Perché è pur vero che se l’idea di rivedere il modulo e gli interpreti che hanno portato per quasi sei mesi questa squadra ad essere in testa alla classifica potrebbe inizialmente far brillare gli occhi dei nostalgici, è altrettanto innegabile che chi ha meno minuti nelle gambe avrebbe in una gara del genere un’elevata probabilità di incidere in positivo a partita in corso. E, al tempo stesso, se è vero che l’esperimento del doppio play finora è stato l’aspetto più positivo del centrocampo a 5 targato Conte, non si può avere la certezza che una mediana come quella formata da Bondo e Fofana non possa andare in difficoltà con l’impiego di giocatori fisici come Anguissa o Billing. Insomma, il filotto che il Napoli deve fare se vuol far sembrare i tre punti di distacco dall’Inter non così irrecuperabili, passa in primis e soprattutto dalla gara di domenica sera al Maradona, che sarà anche il penultimo scontro contro una squadra di alta classifica (a conferma del fatto che il confronto tra i calendari è tutt’altro che indicativo per un qualsiasi pronostico).

28/03/2025
Alessandro Pazzanese

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