L’INTERVISTA. Raspadori: “Il talento va educato”

Raspadori

Giacomo Raspadori a La Gazzetta dello Sport: “Se non avevo la struttura fisica degli altri, allora dovevo essere sempre piĂą bravo, sia sul piano tattico che tecnico. Averlo capito presto mi ha portato a lavorarci subito. So che, per restare a un certo livello, ci sono standard anche fisici da rispettare. La bellezza del calcio consente anche di essere maliziosi in certe cose, per colmare centimetri o muscolatura”.

Il talento si educa, si raffina?

“Sì, si educa. Certo, ci deve essere una base, un’ispirazione. Ma io appartengo alla corrente filosofica, nel calcio, di chi pensa che il talento sia poco, se non è accompagnato dalla durezza del lavoro. La piĂą grande fortuna di chi ha talento è di averne coscienza e, per questo, ha la disponibilitĂ  a lavorarci su, a disciplinarlo proprio per farlo emergere. Se hai un dono, devi sfruttarlo. Devi coltivarlo ogni giorno, magari pensando alla fatica di chi quel talento non ce l’ha”.

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