IL GRAFFIO. Corbo: “De Laurentiis ha riportato in panchina un Garcia con le idee più chiare”
La quinta vittoria sembra la prima del nuovo corso. Può riaprire il campionato archiviando le precedenti 8 partite. È diversa dalle altre, è quella che mancava se il Napoli si è finalmente rigenerato e Garcia si è liberato dei suoi fantasmi. Se è tutto vero quello che si è visto a Verona, sarà ricordata come la magica giravolta di un presidente pentito. Solo un uomo di cinema poteva riscrivere un copione ormai stracciato cominciando dai suoi errori, dal coraggio nel riconoscerli, dalla scelta di toni e suggestioni per recuperare credibilità. A se stesso, ad un allenatore ormai all’uscio di Castel Volturno, ad una squadra sbandata e spenta.
Dimenticare e ricominciare. Accade quello che De Laurentiis aveva ordinato nel tweet fiondato dalle sfilate di Milano agli spogliati di Bologna. Che brutta serata quella del 24 settembre. Che ha fatto? Lascia che l’ambiente smaltisca la delusione dopo le sconfitte con Real e Fiorentina, spaventa Garcia portandolo sull’orlo del burrone, gli fa immaginare il disastro, riprende quindi per mano e lo riporta in panchina con idee più chiare.
Garcia diceva di non conoscere il passato del Napoli ma solo il suo calcio. Ora è lo stesso che si gode la quinta vittoria, ma meritata come? Con Lobotka che ritorna centro di gravità del gioco, con un 4- 3- 3 fluido, con Raspadori attaccante che non si smarrisce più in ruoli non suoi. Senza stupire, ma gioca da punta centrale con facoltà di manovra. Come dev’essere l’attaccante del 4- 3- 3 classico. Ricordate Higuain e Mertens?
Dall’assenza di Osimhen deriva una formazione ben calibrata. Nove dello scorso anno, due nuovi: Cajuste si è imposto per vitalità atletica, energia, senso del gioco. Natan che si rende sempre utile. Una vittoria così netta legittima le nostalgie del biennio di Spalletti. Dopo l’avvio furente del modesto Verona, il Napoli prevale infatti per possesso palla creativo ed agile. Con Lobotka riferimento di un collettivo bene articolato, Politano mai così operoso e incisivo. In parallelo un eccellente Kvaratskelia che ieri conferma la sua iscrizione alla categoria dei top in Italia. Logora l’avversario Magnani sulla sinistra, poi si accentra, svicola anche a destra, è comunque il passaggio naturale per le ripartenze, in sinergia con Lobotka ovvio, con Politano, Zielinski ed il convincente Cajuste.
Le due reti di Kvara segnalano il suo splendido rifiorire. In attesa di Osimhen ha sufficiente classe e personalità per impensierire anche Union Berlino e Milan. Sconfina volentieri negli spazi che vedevano l’impetuoso nigeriano punto fisso delle ripartenze. Interessante quanto accade dopo un’ora. Baroni inserisce Lazovic e Bonazzoli, una coppia che rianima il Verona. Puntuale il gol da una loro combinazione, il 3- 1 è tuttavia protetto da un prontissimo Meret, ecco un altro che riscatta qualche recente incertezza. Nota molto positiva la sua nel concitato finale. Garcia esita sui cambi. Tarda a sostituire lo stremato Politano ma preferisce anticipare l’uscita di Kvava. Il più temuto dagli avversari, il fantasista delle ripartenze. Si può discutere anche sul trasferimento del capitano Di Lorenzo a sinistra al posto di Mario Rui ammonito, con ingresso del sempre verde Zanoli. Ma niente di grave in una vittoria senza ombre che rimette in corsa il Napoli e Garcia. Il caparbio allenatore che De Laurentiis ha saputo prima scuotere e poi riportare a casa come un vecchio o nuovo amico.
Antonio Corbo per Repubblica
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