IL PROTAGONISTA. Politano ha l’occasione di convincere Spalletti e il ct Mancini
È da un po’ che i suoi dribbling non ubriacano più. E in quegli occhi pensosi è comparsa l’ombra del dubbio: sono diventato una riserva per Spalletti? Politano deve sfruttare l’occasione del problema fisico che ha fermato Lozano. E per due motivi: provare a scalare la gerarchia che lo inchioda, ora, alle spalle del Chucky e spuntare la convocazione di Mancini per la gara con l’Inghilterra e quella con Malta. Che genere di missione è? Forse, per convincere il ct basta meno che far cambiare idea a Spalletti e alla sua intercambialità che è solo virtuale. Perché il Mancio ha gli uomini contati là davanti: è vero che gli manca come il pane un numero 9 made in Italy (e le parole di ieri di Spalletti su Raspadori lasciano spazio al sogno di vedere l’ex Sassuolo titolare al Maradona contro gli inglesi nella prima delle qualificazioni per l’Europeo), ma se ha gente pimpante e in forma in attacco, gioca a destra o sinistra, meglio portarla con sé. Per questo Politano fa bene a sperare.
Rieccolo titolare. La sua partenza è stata buona: è stato davvero, all’inizio, un ballottaggio vero tra Politano e Lozano. Poi il messicano è andato in fuga: nel 2023, ha giocato titolare con Inter, Sampdoria, Juventus e Sassuolo. Di gol di Politano non c’è traccia da cinque mesi, dalla rete segnata alla Cremonese. Eppure era stato proprio un avvio esaltante: i gol al Verona e al Milan, quello a Glasgow. Tutti in trasferta. Non segna al Maradona in campionato dalla gara con la Juventus dell’11 settembre del 2021: in totale 18 mesi senza segnare in serie A nelle gare in casa. Ma nel mezzo qualche gol a Fuorigrotta lo ha fatto: quello al Barcellona in Europa League, per esempio. Ormai va in campo col contagocce. Ma è il simbolo del clima che si respira nel Napoli: «Spalletti? Ci fa sentire tutti importanti», ha spiegato rendendo bene l’idea di chi sa che non è il caso di mostrare mal di pancia. D’altronde, non avrebbe neppure senso visti i risultati di questo Napoli. Giovedì Politano ha fatto omaggio della sua maglietta ad alcuni detenuti del carcere minorile di Nisida. Ha affidato un messaggio al suo agente, Mario Giuffredi, e ha promesso che, quando il campionato sarà concluso, andrà a salutare e a incontrare i ragazzi di Nisida. Lo farà assieme a Di Lorenzo e Mario Rui che pure sono stati invocati a gran voce.
Lozano e Politano, peraltro, non si sentono certo antagonisti. Una rivalità “sportiva” di quelle che ti spinge a fare sempre di più: certo o gioca uno o gioca l’altro. Nel gioco delle coppie oggi tocca a Politano, in attesa di capire se Lozano riuscirà a recuperare per la gara di Champions con l’Eintracht Francoforte. Oggi dovrà provare a incantare Spalletti e Mancini. Una carriera ad alti livelli con un marchio di fabbrica che è l’essenza del calcio, quando il calcio è bello: il dribbling. Sogna questo scudetto, fa parte del gruppo storico, quello messo su da Gattuso: con il Napoli è già a quota 137 partite, è arrivato nell’inverno del lockdown, un impatto difficile con Napoli proprio per via della pandemia e del campionato fermo (e, ovviamente, della tragedia mondiale). Ha ancora un contratto lungo con il Napoli, scadenza 2025: di tanto in tanto spuntano voci di addio.
Come l’estate scorsa perché, si raccontava, non andasse proprio così d’accordo con Spalletti. In realtà, proprio a inizio stagione Politano è stato una specie di intoccabile (nel senso, a partite titolare toccava sempre a lui). Poi la svolta, anche perché Lozano è cresciuto di rendimento e di qualità (anche se non di continuità). «L’Atalanta è una grande squadra, forte e fisica, dovremo essere bravi a tener palla e a sfruttare le nostre qualità. Giocando da Napoli porteremo a casa la vittoria. La parola scudetto tra di noi non è tabù, anzi la pronunciamo, gira nello spogliatoio. Sappiamo che abbiamo una grande occasione e tutti noi cerchiamo di dare il massimo. Sarebbe per tutti un coronamento di un sogno». Pino Taormina per il Mattino
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