SERIE A. L’Inter aggancia il Napoli, la Juve rafforza il suo quarto posto
L’Inter cercava conferme e le conferme sono arrivate: l’inverno per i nerazzurri pare essere alle spalle, perché gli uomini di Simone Inzaghi dopo il successo con la Juventus trovano anche una convincente vittoria per 2-0 contro il Verona, firmata da Barella e Dzeko. Per la prima volta nel 2022 Handanovic e compagni trovano due successi consecutivi in campionato e quella con i gialloblù vale l’aggancio al Napoli al secondo posto in classifica e il -1 dal Milan capolista, impegnate domani rispettivamente contro Fiorentina e Torino. Ma al di là del risultato, è la prestazione che può far contento Inzaghi, con i nerazzurri che lanciano un altro messaggio in chiave volata scudetto. Senza lo squalificato Lautaro Martinez, il tecnico rilancia il pupillo Correa insieme a Dzeko in attacco, scegliendo anche Dimarco in difesa per dare respiro a Bastoni. Mosse che funzionano, perché l’Inter soprattutto nel primo tempo a lunghi tratti dimostra di aver ritrovato geometrie, fiducia e fluidità di gioco che sembra aver perso. Le prime avvisaglie di pericolo per la porta veronese le portano Dimarco, De Vrij e Dumfries in avvio, ma la prima vera occasione capita sul destro di Perisic, che trova la pronta risposta di Montipò in tuffo. I maggiori pericoli partono sempre dal piede del croato, che poco dopo approfitta di un errore di Bessa per involarsi e trovare il cross col contagiri per Barella, esterno da pochi passi e nerazzurri in vantaggio. Spinti dai 60mila di San Siro, i padroni di casa non si fermano, con Montipò che salva in rapida sequenza su Correa e Dzeko. Ma è questione di istanti, perché su corner la spizzata dell’onnipresente Perisic trova proprio il bosniaco che, lasciato solo dalla difesa gialloblù, da dentro l’area piccola trova il raddoppio. Il Verona prova a reagire ma l’unica versa opportunità capita sul destro di Simeone, con Handanovic che in uscita salva tutto in quella che, di fatto, è il solo intervento complicato del capitano interista. Nella ripresa, i nerazzurri abbassano il baricentro e i ritmi, lasciando al Verona il pallino del gioco. Gli uomini di Tudor creano alcune potenziali occasioni ma la porta interista non corre veri pericoli. Anzi, sono Dumfries e D’Ambrosio (entrato al posto di de Vrij ko per un affaticamento alla coscia sinistra, era appena rientrato dopo un mese di stop) ad avere le opportunità per chiudere la sfida entrambe in contropiede, con l’olandese che calcia male mentre Montipò, con l’aiuto del palo, si salva sul mancino del difensore italiano. L’Inter controlla il finale e trova il secondo successo di fila, quanto basta per mandare un messaggio al campionato e alle rivali nella corsa scudetto.
La Juventus, ormai tagliata fuori dalla corsa per lo scudetto, a Cagliari blinda il quarto posto, conquistando una vittoria difficile e al termine di un match più combattuto forse di quanto in casa bianconera avessero previsto. E la delusione per il ko nel Derby d’Italia, per un po’, è stata messa da parte. Merito di De Ligt e Vlahovic, che rimettono in sesto una partita iniziata male per i bianconeri, a causa del gol dopo 10′ di Joao Pedro. Una partita non brillante: contro un Cagliari chiuso sempre dietro, la Juve ha vinto per sfinimento. Anche grazie agli spunti isolati dei giocatori più tecnici e ispirati: Cuadrado, autore del primo assist; Dybala, protagonista del passaggio-gol per Vlahovic. Per la Juve una partita da vincere in qualunque modo. Anche a scapito della lucidità. Era troppo importante reagire. Dal canto suo, il Cagliari non poteva fare di più e alla fine si è arreso. Per la squadra di Walter Mazzzari è la quinta di sconfitta di fila: ora rischia l’aggancio del Genoa e la Serie B. Una sconfitta amara, quella di questa sera, perché per un po’ il Cagliari si era anche illuso di poter conquistare dei punti. Lasciare sempre l’iniziativa agli avversari, alla fine, si è un boomerang. Lo schema della partita è tutto nei primi minuti: la Juventus comanda, ma è infastidita nel palleggio da un Cagliari che non lascia spazio libero per la manovra. Sembra facile, ma non lo è. Perché, proprio col pressing alto, il Cagliari conquista la prima palla pesante della partita e va in gol: Marin sradica la sfera dai piedi di Dybala a centrocampo e vola a destra, la Juventus perde i punti di riferimento, Arthur non chiude su Joao Pedro che piazza un destro comodo, comodo sotto il ‘sette’. Al 23′ la Juventus sembra avere già risolto il problema con il primo gol in A di Luca Pellegrini. È un diagonale che s’infila all’angolo, ma la traiettoria è deviata. Il Var scopre che il tocco decisivo è quello del gomito di Rabiot. Tutto da rifare. Nuova emozione alla mezz’ora con una punizione di Dybala finita fuori di poco. Proprio Dybala sembra l’elemento con più iniziativa, ma a volte gli manca la lettura giusta dello sviluppo dell’azione. E per Vlahovic palloni puliti non ce ne sono, nemmeno per far salire la squadra. Allora la Juventus ci prova, ripartendo dal basso con Arthur, ma l’azione è sempre farraginosa. Prova e riprova, però, il gol arriva. La mossa giusta è di Cuadrado, prestato alla fascia sinistra. Prima un tiro del colombiano costringe Cragno all’angolo. Poi, sempre Cuadrado sulla sinistra inventa dribbling e assist per De Ligt che, lasciato solo in area, segna di testa. Nel secondo tempo si riparte con una Juve più convinta che, nel giro di 3′, s’illude due volte. Prima con Chiellini (gol annullato per fuorigioco) e poi con un’occasione d’oro per Dybala. Ora la Juventus sembra più decisa e il Cagliari meno asfissiante rispetto alla prima frazione di gioco. Risultato? Si gioca solo nella metà campo rossoblu. Allegri rilancia Bernardeschi al posto di un Rabiot che poco aveva dato in termini di spinta in avanti. Alla fine spingi e spingi, la palla entra. Vlahovic segna su rimpallo con Altare dopo un passaggio filtrante di Dybala. Un gol che chiude il match.
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