IL GRAFFIO. Corbo: “Spalletti ha portato un’idea di calcio nuovo, il Napoli deve crederci”
Il campionato non sceglie solo la capolista, ma una idea di calcio nuovo. Quella che tutti gli allenatori cercano, studiano, raccontano nei loro discorsi estivi a futura memoria, ma nessuno ha finora realizzato. Oltre Mancini e la Nazionale s’incontrano nel futuro di questo gioco tradito anche in Italia dal faraonismo dei club solo Spalletti ed il suo Napoli. È un altro Napoli ed un altro gioco. Durerà? Dipende dalla solidità che questa struttura mostrerà di avere. Dopo 15 punti su 15, il Napoli c’è. E ha il dovere di crederci. Coraggio, è un sogno possibile. Perché quasi tutti i giocatori coinvolti l’anno scorso in una stagione isterica e spergiura, di chiaroscuri e false promesse, di autolesionistico muro alzato dall’allenatore Gattuso verso il presidente corrono, rendono, vincono in sontuosa agilità.
I dea di calcio nuovo perché il Napoli si stacca da un modello che fu la sua fortuna ed il suo vanto nel favoloso triennio di Sarri. Ma invecchiano anche nel calcio gli stili. Il palleggio ostinato, il passaggio orizzontale e barocco, il possesso caparbio sono stati il modello che portò il gioco di Sarri e la classifica del Napoli con 91 punti a creare nella rivale Juve panico e invidia al punto di liquidare Allegri e convertire l’eccellente nemico da allenatore trascurato e sanguigno con la tuta nera a tentare una replica a Torino. Sarri va ricordato con gratitudine, ma il Napoli attuale è capolista anche perché ha saputo rinnovarsi, mandando in pensione proprio gli strumenti ormai ossidati di un’orchestra grande ma superata.
Di nuovo c’è Osimhen. Ma c’era già. Oggi corre a bloccare il portatore di palla avversario, lasciando che alle sue spalle tutta la squadra si rimetta in ordine. Se gli riesce, scippa la palla. Altrimenti il 4-2-3-1 si riorganizza per fare argine e ripartire. Questo accade nella fase passiva. Appena in possesso di palla, la squadra si allarga nella metà campo avversaria cercando ancora Osimhen, ma come? Rintraccia il suo primo attaccante quando è già in corsa verso l’area. Con i difensori presi in velocità spalle alla porta. Peggio, se un giovane temerario come D’Aversa pensa di difendersi uno contro uno. Oltre Osimhen c’è il destro di Insigne che dalla sinistra gli offre assist golosi. Riversandosi in avanti e in ampiezza, il Napoli ha anche un altro schema. Dalla destra, Lozano o Di Lorenzo lanciano il retropassaggio nello spazio che si apre davanti al groviglio. E qui arriva, a rimorchio, Fabiàn Ruiz o Zielinski, tiratori scelti per inchiodare il Napoli in cima, là dove nessuno immaginava potesse arrivare nel primo scorcio di un tenero autunno.
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