? IL GRAFFIO. Corbo: “Grande Napoli, ma perché solo ora?”
Stessa serata e stessa città. Passa una bandiera azzurra sui drammi di due club. Con la ventunesima vittoria il Napoli blocca il Torino in zona rossa e in classifica sale oltre il confine Champions, addirittura al terzo posto con Juve e Milan. Li raggiunge a quota 66. Finisse ora, a parità di punti la classifica sarebbe scandita secondo la migliore differenza reti. Come appare stamane. Dopo l’Inter prossima allo scudetto (79 punti) e l’Atalanta seconda da sola (68) compaiono nell’ordine: Napoli terzo con differenza gol 36 (73 fatti, 37 presi), quindi la Juve 35 (65-30), infine il Milan che con gli stessi 66 punti va sotto il confine Champions per la peggiore differenza gol: 19 (60 fatti, 41 presti). E scivola in zona Europa League. I conti si chiudono tra cinque partite, per ora decidono i 73 gol realizzati dal Napoli con i due che piegano un Toro esterrefatto, non aveva ieri sera nulla della sua storia, remissivo e sbandato come un combattente all’improvviso smemorato.
La grande serata di Torino proietta il Napoli nelle luci di una primavera ancora tutta da vivere, certo che non è finita, comincia una spettacolare volata per velocisti. Con Gattuso che gestisce senza urlare gli equilibri raggiuntino. Sa che andrà via, ma guida con mano sicura ormai la squadra più in forma del campionato, capace di cambiare formula in 4 giorni senza ridurre la velocità del gioco, la fluidità della manovra, la superiorità tattica con l’ampiezza degli esterni sulle malmesse difese a tre. Giovedì contro la Lazio con Mertens prima punta, ieri con Osimhen vertice de 4-2-3-1 contro il Torino. Il Napoli per un’ora si espande perentorio negli spazi, senza lasciare al Torino neanche il tempo di capire che cosa gli sia successo nei primi 13 minuti, né di organizzare una reazione. Osimhen supera un’altra prova, Kakayoko e Demme sono l’asse di centro esemplare, Di Lorenzo e Politano volano sulla destra, anche Raahmani e Hysaj vanno bene in linea con Koulibaly.
Freschezza atletica e maturità nel dominio delle gare rivelano una sincera disponibilità alla fatica, lo studio degli avversari, coesione. Nell’euforia è giusto però che il Napoli si interroghi: che cosa è successo nel lungo inverno? Infortuni e Covid hanno afflitto tutti, il lunedì della vittoria più eccitante sia anche il lunedì della riflessione. Se il Napoli ora vince in agilità, dimostra che il lavoro di Gattuso, del suo staff e dei giocatori è di alto pregio. Ma svela che non c’erano difetti di fabbrica nella costruzione, un’ottima squadra pur mancando il protagonista irresistibile, il bomber da 25 gol come Ronaldo, il leader carismatico da liturgia delle vittorie. Fra Insigne e gli altri era ed è spalmata una qualità media elevata. Ampia facoltà di ricambi. Continuità di risultati solo nel finale. Quando depressioni e isterismi si sono attenuati, quando Gattuso può allenare tutti senza doverne cacciare qualcuno un po’ distratto o troppo loquace, quando il presidente può non lanciare allarmi per dare una scossa dopo certe sconfitte che sono più difficili da tollerare dopo aver visto ancora una volta una squadra solare nella malinconica stagione del virus.
La sola forse che poteva competere non sul confine della Champions, ma ballare sul palco. Antonio Corbo blog
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