? ALTRE PALLE. Full Fiorito: “Super Bowl, il vecchio Tom come Ibra o Cr7”
E così il “vecchio” Tom ce l’ha fatta. Non solo ha vinto il settimo Super Bowl (nessuna squadra ne ha mai vinti più di sei), non solo ha convinto anche i più scettici, compreso chi vi scrive, di essere effettivamente “la capra”, Ovvero the G.O.A.T (Greatest Of All Time), ma si è preso anche la prima pagina della Gazzetta dello Sport, cosa mai successa ad un giocatore di football americano prima di oggi!
Per i neofiti del pallone ovale faccio un piccolo sunto per inquadrare, se ce ne fosse bisogno, il personaggio. È diventato professionista nel 2000, scelto da New England dopo una caterva di giocatori. Complice l’infortunio del quarterback titolare, sale in cattedra e non ci scende più. In diciotto stagioni arriva in finale dieci, vincendone sette! Chiariamo due o tre punti per definire la grandezza di questi numeri. Tra infortuni e concorrenza spietata, la durata media della carriera di un giocatore professionista di football è quattro anni. Vincere un campionato è di per sé una impresa complessa (per fare un paragone col calcistico è come vincere a Champion’s) ripetersi è come scalare l’Everest con le pinne; Il draft dell’NFL è un meccanismo meraviglioso che consente alla squadra arrivata ultima di accaparrarsi il prospetto universitario migliore l’anno successivo, livellando ogni anno il valore delle franchigie. Arrivare in finale dieci volte è oltre ogni umana previsione.
Gli artefici di questo miracolo sportivo sono stati Bill Belichick, allenatore dei Patriots (la mente) e Tom Brdy il quarterback (il braccio). I due non si sono mai veramente amati, come è stato per Bill Walsh e Joe Montana a San Francisco, ma hanno creato una dinastia ancora più longeva di quella della baia californiana.
Tutto questo fino all’anno scorso, quando l’allenatore di New England ha annunciato che era ora di cambiare, di costruire il futuro coi giovani. Un giocatore normale, ma anche un campione, arrivato a 42 anni e avendo vinto tutto quello che si poteva vincere, si sarebbe ritirato con una cerimonia degna di un re, e si sarebbe goduto la meritata pensione accanto alla splendida Gisele Bundchen, sua moglie. E invece Tom ha scelto di ricominciare da capo, di cambiare squadra, di trasferisti dalla fredda Boston alla torrida Florida.
Nella lunga lista dei perplessi, per non dire degli scettici, che pensava che senza “la mente”, “il braccio” non sarebbe andato da nessuna parte, c’era anche il sottoscritto.
Avevamo tutti torto. Non solo Tom Brady ha portato alla vittoria Tampa Bay dopo 17 anni, ma Bill Belichick e i suoi Patriots dopo 15 anni non hanno raggiunto i play off. Karma.
Ora si sprecano i paragoni coi grandi del calcio. Per ragioni di età i più lo accostano a Ibra, per la rigida disciplina a l’etica sportiva molti lo affiancano a CR7, ma io credo che Tom si sieda serenamente nell’Olimpo dei grandi, accanto a Michel Jordan, Jesse Owens e Mohamed Alì.

Giuseppe“Full” Fiorito, giornalista, appassionato di sport a stelle e strisce e cronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e allenato una squadra di Football Americano. Di recente ha pubblicato il suo primo libro “La versione di Krasnoyarsk”.
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