??? IL GRAFFIO. Corbo: “Gattuso ossessionato dal 4-2-3-1”
L’uomo del cinema s’intende anche di calcio. La partita di Aurelio De Laurentiis è cominciata mentre finiva quella di Gattuso a Verona. Il presidente ruba la scena al suo allenatore inventando un film per dare lo choc a uomini smarriti e smemorati, ricondurli alla realtà, a valori tecnici e ingaggi da squadra medio-alta, ad una lucidità operativa che ormai mancava in panchina e in campo. Senza neanche un tweet crea l’atmosfera da resa dei conti. Tutti davanti alle loro responsabilità: zona Champions o addio. Tutti.
Brutale risveglio lunedì: Gattuso che aveva due volte rifiutato la firma del contratto per le prossime stagioni legge che rischia di non chiudere neanche questa. Gli si fa anche vedere all’uscio Rafa Benitez, il poliglotta gitano delle panchine che non sarebbe mai venuto, ma gradisce lo spot per ritrovare un posto in Inghilterra. Comincia così una riflessione tardiva che Gattuso aveva purtroppo rinviato negli ultimi tempi. Si era incartato in un modulo interessante (4-2-3-1) ma inapplicabile, per un tandem di mediani troppo debole per le pessime condizioni di Bakayoko e l’anarchia tattica di Demme che andava ad aggiungersi ad un plotone di attaccanti, caos su caos. Diffuso il terrore, De Laurentiis si presenta, non più minaccioso e infuriato, ma travestito come a teatro in un giro di luce, via il padre padrone, ecco il presidente-padre, unico in Italia ad aver pagato anche lo stipendio di gennaio a tutti, con megafono per annunciare la conferma di Gattuso.
Assenti gli stanchi Di Lorenzo e Bakayoko, concentrazione ritrovata, difesa attenta con Koulibaly che con un gioiello di gol segna di tacco il primo, 4-3-3 interpretato bene dalla mediana a tre (Zielinski-Demme-Elmas), il miglior Lozano punta vagante e scattante, tra Politano tonico e un Insigne in lenta ripresa. Quattro gol dopo 40 minuti. Grandi meriti anche dello Spezia: rinuncia all’inizio a Nzola, Farias e Pobega, protagonista della sua vittoria il 6 gennaio scorso, avarissima Epifania. Ma soprattutto lo Spezia lascia distanze folli agli scattisti del Napoli. Più meno le miglia marine che passano tra Mergellina e le Cinque Terre.
Mai credere che i film abbiano un finale scontato. La ripresa restituisce l’immagine e la voce di una belva: è Gattuso che dopo i cambi reagisce al crollo del Napoli. Fatale sembra il cambio di uomini e modulo: fuori Zielinski e Elmas, dentro Osimhen e Lobotka. Il ripristinato 4-2-3-1 dura un paio di minuti, e lo Spezia è già in rete con Gyasi, palermitano di origine ghanese, altra frustata del napoletano Acampora. Due gol, vantaggio dimezzato, che succede? Stanchezza, tremore, l’ossessione di un modulo che riappare indefinito come nelle giornate peggiori, l’effervescenza di Farias c’è tutto per dare al Napoli subito un contrordine. Ecco. Ritorni umile, lucido, fluido nel modulo giusto. Il sistema di gioco non è questione di principio. Deve essere appropriato ai giocatori disponibili, ed il 4-2-3-1 oggi è il prezzo di un capriccio, l’autolesionismo di una ripicca. Caro Gattuso tempo ci sarà per cambiarlo, deve convincersi che un allenatore non vince se insiste su un modulo ma con analisi, opportunismo e buonsenso. Non può produrre altri film il presidente per domare ancora una volta una squadra di sauri bradi. Antonio Corbo per Repubblica
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