? CIAO DIEGO. Fabio Palmiero: “Non ho mai visto Maradona ma l’ho amato lo stesso”

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Mercoledì 25 Novembre, un’altra giornata di smart working in lockdown volgeva al termine quando sento vibrare il cellulare. Una semplice notifica, non ricordo di chi, recitava: “Dall’Argentina: Diego Armando Maradona è morto”.
Il mio primo pensiero va ad una fake news, penso subito che su Diego ce ne sono state tante ma, da giornalista, non posso fare altro che aprire il computer ed iniziare a scrivere anteponendo il più classico dei “sarebbe” oppure “secondo un giornale argentino…”. 
Mi succede qualcosa di strano mentre scrivo, inizio a tremare.
Mai mi era successo prima, le mani battevano sulla tastiera in modo diverso, avevo paura che fosse tutto vero. Intanto i più grandi giornali italiani e non iniziano a riportare la notizia, era successo davvero. 
Accendo Sky per avere aggiornamenti, vedo Gianluca di Marzio scoppiare a piangere, inizio a piangere anche io.

Maradona lasciò il calcio italiano nel 1991, io sarei nato solo tre anni dopo.
Non l’ho mai visto giocare dal vivo eppure sono cresciuto come se ci fosse sempre stato. Avrò guardato centinaia di volte le videocassette di Napoli-Lazio e Stoccarda-Napoli che mio padre custodisce ancore gelosamente: “Guarda che faceva Maradona”, “Vinceva le partite da solo”, “Era il più forte di tutti”.
Ogni volta che passavamo sopra casa sua c’era sempre qualcuno che diceva: “Qui abitava Maradona”, “Era il più forte di tutti”.
Lo era davvero, ed aveva giocato a Napoli, per il Napoli, per Napoli.
Per me era un orgoglio immenso da sbandierare, in classe, dalle elementari alle superiori, ai miei amici tifosi di altre squadre.
Ricordo le vacanze in montagna, al Nord, quando gli altri bambini erano soliti appellare Diego con gli epiteti che conosciamo tutti e mi sentivo offeso, come se avessero offeso qualcuno di famiglia. 
Questo era per noi Maradona, uno di famiglia, immanente e che ogni qualvolta appariva da qualche parte avevo sempre l’obbligo morale di vederlo, di sentire le sue parole, di vivere le emozioni che solo lui era in grado di trasmettere. 

Ho sempre dato per scontato il fatto che lui fosse il più forte della storia del calcio, che lui avesse realizzato il goal più bello della storia, che lui ci fosse sempre stato ed è proprio per questo che mai mi sarei immaginato di soffrire tanto la sua dipartita. 

Ho visto e rivedo centinaia di volte le sue giocate che conosco a memoria, le interviste ed i documentari su di lui. Mi rendo sempre più conto di quanto fosse grande, di quanto andasse al di là del calcio giocato, di quanto fosse un’icona per il mondo intero e questo, in qualche modo, rende il momento meno amaro. 

Maradona è sempre stato con me, ha sempre vissuto dentro di me e mercoledì 25 Novembre 2020 un pezzettino della mia infanzia se n’è andato e mi sento responsabilizzato.
Responsabilizzato perché io, voi, tutti dovremo insegnare e spiegare chi era Maradona e cosa ha fatto per noi e per il mondo intero. 

Quello che è certo è che nel momento in cui passerò sopra casa sua con mio figlio seduto di fianco dirò “Qui abitava Maradona”, “Era il più forte di tutti”.

Fabio Palmiero 

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