?VISTO DAL NORD. Salvatore De Cristofaro: “Ho visto Maradona”

Maradona

Mi sono preso il mio tempo prima di scrivere, per somatizzare la notizia e per dare il tempo all’angoscia e alla tristezza di farsi da parte e di lasciar spazio ai tanti frenetici ricordi che sopraggiungono dal mio cuore e dalla mia mente. Nota bene, ho scritto volutamente cuore prima di mente, anche se apparentemente sembra un controsenso. Ci insegna la scienza che i ricordi sono stipati nel sistema limbico del cervello, posto sulla superficie interna del lobo temporale che include l’ippocampo e l’amigdala. Anche i miei ovviamente provengono da li, anche se sembrano sgorgare direttamente dal cuore, come quel sangue che inonda le nostre arterie e ci permettere di percorrere questo viaggio fantastico che si chiama vita.
Il mio viaggio è iniziato a Portici nel 1973, giusto 13 anni dopo la nascita di quello che tutti conoscono come il Pibe de Oro. Quindi, Io ho visto Maradona e anche quello è stato un viaggio fantasmagorico!
Avevo solo 11 anni. Giocavo a pallone per strada come tutti i miei coetanei e sognavo quella maglia colorata di un azzurro un po’ sbiadito che, dal fatidico 5 luglio 1984 come per magia, sembrò riprendere improvvisamente colore e vigore. Da quel giorno in poi, tutti e dico tutti, identificammo quella maglia nella 10 di Diego.
Ricordo che non ero al San Paolo quel giorno. Seguì la presentazione di quel piccolo uomo, cresciuto tra la polvere di Villa Fiorita, che avrebbe cambiato per sempre la percezione del calcio e di Napoli nel mondo tramite le tv private partenopee che oramai da giorni seguivano, senza soluzione di continuità, la trattativa, spasmodica fino all’inverosimile. Quell’evento cambiò le nostre vite di bambini, a qualcuno addirittura la salvò consentendogli poi di vincere un Oscar (Paolo Sorrentino, ndr), ci permise di sognare in grande. Ci diede la consapevolezza che niente sarebbe più stato impossibile, nemmeno vincere uno scudetto. Fu chiaro fin da subito, da quando quella testa riccioluta sbucò dalle scale del San Paolo, che sarebbe cambiato tutto. Lo chiameranno Stadio Maradona, d’ora in poi. Finalmente, aggiungerei! Anche se avrei preferito che gliel’avessero intitolato in vita, giusto per dargli la possibilità di godersi anche questa emozione.
Eppure nessuno conosceva veramente chi fosse Diego, ne dal punto di vista calcistico, allora non c’era youtube e molti di noi, me compreso, l’avevamo visto giocare solo contro l’Italia nell’indimenticabile Mondiale dell’82. Ne dal punto di vista umano e forse quella è stata la scoperta più bella di tutte. Si perché, al di là della narrazione che continuano a propinarci e della retorica buonista di questi giorni, Diego non aveva veramente scelto Napoli e non aveva rinunciato ai soldi delle altre squadre pur di venire a giocarci per risollevare, bontà sua, le sorti del popolo partenopeo. Ci si era trovato, perché un Dirigente illuminato, Antonio Juliano, coadiuvato da Italo Allodi e da Pierpaolo Marino e un Presidente, Corrado Ferlaino che aveva deciso di entrare nella storia, furono gli unici a scommettere e a investire 13 miliardi di lire dell’epoca (l’acquisto più costoso mai effettuato fino a quel momento) su quel talento bizzarro e capriccioso che proveniva da un grande infortunio e dai tanti problemi vissuti in terra catalana. Maradona non ci scelse subito, lo fece in seguito e questo gli da ancora più forza e più vigore.
Scelse di rappresentarci, perché in cuor suo si sentiva uno di noi e visse. Si, visse come una rockstar, tra eccessi e successi…era il suo modo di vivere e di onorare la vita. Penso se la sia goduta. Personalmente mi ha fatto arricreare!
Potrei parlare ore e ore di Diego, ma non starò qui a tediarvi. Mi premeva solo lasciare il mio personale ricordo di un uomo che rimarrà immortale, che ha unito in unica passione due popoli, quello napoletano e quello argentino e al quale non si può non voler bene. I miei racconti continueranno, come tanti di noi che hanno avuto la fortuna di viverlo, racconterò alle mie figlie chi era Maradona. Ho già iniziato a farlo tempo fa e forse scrutando i miei occhi sognanti e l’emozione che provavo, mia figlia Sara che all’epoca aveva ancora 5 anni mi chiese: papà, fammi vedere qualche gol di Maradona, anche se probabilmente non le importava veramente.
Perché si, Io ho visto Maradona…e innamorato so!

 

Condividi questo articolo:

Commenti