〽️ IL GRAFFIO. Corbo: “Spalletti ha ragione nel dire che il ciclo è chiuso. De Laurentiis metta Giuntoli alla prova”
Sarri secondo con 91 punti, record nella storia del Napoli in A. Ancelotti secondo con 79. Gattuso settimo con 62 e una Coppa Italia, poi sesto con 77 e fuori dalla Champions, per il pareggio dei misteri con il Verona. Spalletti terzo con 77. La squadra della Grande Bellezza che nel 2018 contese davvero lo scudetto alla Juve si sta spegnendo. Ha retto finché schierava giocatori di grazia e lotta messi insieme da Benitez, sono usciti quasi tutti i migliori per tecnica e carattere, da Higuain a Reina, da Hamsik a Callejon, dal primo Ghoulam ad Albiol, se ne va Insigne dopo un anno perso tra rigori, incontri e trasloco, potrebbero seguirlo Koulibaly, Osimhen, Mertens, Ospina. Non dipende da loro, ma dal mercato. Chi li vuole, può prenderli. Basta pagare il prezzo giusto secondo De Laurentiis per i primi due, cercare l’accordo con gli altri. Ha ragione Spalletti: ritiene chiuso un ciclo. Ha l’onestà di dirlo ma anche il garbo di tacere la verità. Riceve più critiche dei suoi demeriti per il campionato più facile davincere e più goffamente perso. Perché? Non aveva chiaro interesse la società riapparsa solo quando ha temuto di perdere i soldi della Champions, non aveva esperienza di scudetto in Italia l’allenatore, né ha riunito la squadra in un grande sogno. Ma era complesso senza un leader come Reina. Escogitò lui il patto di Castel Volturno, e quei 91 punti ricordano l’ultima impresa di un ciclo ormai crepuscolare. Dalla bellezza compatta alla bellezza fragile si è consumata una stagione lunga 5 anni. Non avrebbe altrimenti preso il Napoli solo un punto ad aprile nelle tregare con Fiorentina, Roma ed Empoli. Tre stazioni per un capolinea. Spalletti pensa che sia stata una grande annata. Dimostrare il contrario è facile, ma inutile. La squadra si è arresa presto, dopo la vittoria con l’Atalanta era già in Champions. Con 66 punti a 7 gare dalla fine, vista la classifica. Il campionato è stato più modesto, basta osservare gli stenti delle milanesi. La fase offensiva è stata deficitaria, Se il Napoli ha la migliore difesa del campionato, l’attacco ha segnato 12 gol meno dello scorso ano. Le cifre parlano: da 41-86 a 31-74. L’attacco ha perso quota. In progresso da un annoall’altro solo in due: Osimhen da 10 reti a 14, il bistrattato Mertens da 9 a 11. Trascurare lui come partner di Osimhen è stato uno dei motivi del mancato scudetto, Andiamo avanti: Insigne da 19 a 11, compresi 9 rigori; Lozano da 11 a 5, Politano da 9 a 3, Petagna da 4 a 3. È ora di girare pagina. Senza pregiudizi per De Laurentiis e Spalletti. Tocca a loro, solo a loro. De Laurentiis deve riconquistare la piazza ed ha un solo modo. Metterci un po’ d’amore. Può vincere anche tenendo i conti in ordine, ma deve evitare gli sprechi. Altro che avaro, lo sarà pure sulle piccole spese, ma è il presidente che paga 40 milioni per Lozano e 35 per Manolas, 100 nel gennaio della grande paura con Gattuso. Il calcio non premia la parsimonia. Ma la competenza. Metta Giuntoli alla prova. Ne sa più di lui. Spalletti ha mestiere, ma è convinto che i voli di fantasia in un vezzoso toscano contino più dei fatti. Napoli legge nell’anima.
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