L’INTERVISTA. Buongiorno: “Conte ci insegna tutto nei minimi dettagli, solo per il Napoli avrei lasciato il Toro”

Il difensore centrale Alessandro Buongiorno
Il difensore centrale Alessandro Buongiorno

Alessandro Buongiorno intervistato da Pino Taormina per Il Mattino. Ecco alcuni passaggi.

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Come descrive questo Napoli che sogna e fa sognare lo scudetto?
«È un Napoli che ha un grande spirito, dove ognuno si mette a disposizione dei compagni, si sacrifica per l’altro. E dove tutti hanno voglia di mettersi in gioco, in discussione. E non ce ne sta uno che non sia pronto a migliorarsi».

Il difensore di Conte cosa fa?
«Deve difendere, impostare. Quest’anno abbiamo cambiato tanti moduli ma il mister ci ha insegnato i vari movimenti da fare, nei minimi dettagli. Per lui è importante che il difensore si adatti alle situazioni: deve saper scivolare sulla linea difensiva, marcare a uomo…e noi siamo pronti a tutto».

Ma lei cosa preferisce, la difesa a tre o a quattro?
«Io ho giocato da braccetto, da centrale, a tre a quattro. Ho capito che l’unica cosa che conta e che fa la differenza è l’applicazione».

Con Fiorentina e Inter era più a centrocampo che nella sua area, a dire il vero.
«Abbiamo cercato di andarli a pressare a uomo, e quindi abbiamo avuto un baricentro molto alto. E questo ci ha consentito di recuperare tanti palloni. Ovviamente più vicino è alla porta il pallone recuperato, più aumentano le possibilità di fare gol…Ma quello che conta è la grande collaborazione che c’è tra tutti noi».

La prima volta che ha incontrato Conte?
«Per caso. Ma ricordo anche la data esatta. Era il 6 giugno. Il mio compleanno (ride, ndr). Io ero a festeggiare in un locale con gli amici e lui si avvicinò per parlarmi. Ne sono rimasto colpito subito. E da allora abbiamo iniziato a sentirci spesso per parlare del Napoli, a scambiarci messaggi».

L’ha marcata come avrebbe fatto lei, in pratica?
«E non c’è voluto molto per capire che solo per il Napoli avrei potuto lasciare il Toro. Anche il presidente De Laurentiis mi ha subito fatto una grande impressione».

Lei è laureato in Economia aziendale: è affascinato dal modello Napoli?
«L’avere una proprietà italiana non è solo un segno distintivo, ormai, ma è anche un elemento di ulteriore forza al progetto».

Chi teme di più, l’Inter o l’Atalanta?
«Sono due squadre molto forti. L’Inter dall’inizio della stagione è partita come favorita, ma anche l’Atalata è ostica. Ma a noi non piace guardare oltre noi stessi, non ci piace vedere gli altri. Ci siamo solo noi».

E allora mi dice un motivo per cui il Napoli può vincere lo scudetto?
«Noi non pensiamo a quello che sarà. Lo abbiamo dimostrato. Una partita alla volta, stiamo mettendo una voglia incredibile in ogni gara. E questo i tifosi ce lo riconoscono sempre, allo stadio ma anche quando li incontriamo per strada. Sanno che ogni volta che usciamo dal campo abbiamo dato il massimo, abbiamo la maglia sudata. Vogliamo continuare a renderli orgogliosi di noi. Fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata».

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