Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis con l'allenatore del terzo scudetto Luciano Spalletti
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Il giornalista Paolo Ziliani sui suoi canali Social.

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Le critiche al Napoli di Mazzarri sono ingiuste: con Garcia era un catorcio, oggi è una cosa seria

Se non si capisce che il vero top player della squadra-scudetto non era né Osimhen né Kvaratskhelia, ma Spalletti, si andrà avanti a processare oggi un giocatore e domani un altro senza alcun senso logico

Sul Napoli sconfitto 1-0 in casa della Juventus io, che non sono tifoso del Napoli, la penso così. Penso innanzitutto che la squadra di Mazzarri abbia giocato meglio della Juventus, ma questo potrebbe non contare: succede praticamente a tutti. Penso che sì, Rrahmani abbia certamente dormito sul gol segnato di testa da Gatti: ma di certo Cambiaso non avrebbe dovuto crossare con tutta la libertà che gli è stata malamente concessa. Penso che sì, Rrahmani ha dormito e la difesa con lui, ma se un primo responsabile si vuole trovare, per la sconfitta, questa volta vada individuato in Kvaratskhelia. Che ha fallito un gol che pareva fatto su uno strepitoso contropiede di Osimhen catapultato in missione da Zielinski e lo ha fallito commettendo due errori tecnici non da lui: uno stop a seguire imperfetto ad aggiustarsi male, in corsa, la palla sul cross da destra di Osimhen e poi un colpo troppo forte dato al pallone davanti a Szczesny in uscita. Totti avrebbe fatto gol con uno scavetto, Roberto Baggio avrebbe fintato il tiro, scartato il portiere in una mattonella e calciato a rete a porta vuota, Kvara invece per una volta ha proprio toppato. Capita. E ci mancherebbe che non lo si perdonasse, dopo tutti i gol (meravigliosi e a volte unici) firmati da quando è a Napoli, senza contare tutti quelli che ha fatto segnare.

Penso poi tante altre cose, sempre inerenti al fatto tecnico/tattico/disciplinare. Penso che se Orsato fischia la fine del primo tempo e sul suo taccuino ha scritto un solo nome tra gli ammoniti, Kvaratskhelia, su cui Cambiaso ha commesso non meno di 4-5 falli anche per maglia trattenuta (cioè da giallo), e non ci sono i nomi di Cambiaso – per l’appunto -, di Danilo, di Rabiot (ginocchiata gratuita in testa a Zielinski a terra) e del Premio Fair Play Gatti, quello che un anno fa, in preda ad uno dei suoi noti e incontrollati raptus, assestò un pugno da dietro al volto di Kvaratskhelia senza che nessuno, né l’arbitro né il VAR, si sognasse d’intervenire, quello che ieri ha sferrato una manata a petto e pallone allo stesso Kvara che si apprestava a battere una rimessa laterale, provocandone la reazione (palla lanciatagli addosso); se Orsato, dicevo, dopo il primo tempo ha sanzionato solo Kvara, come al solito c’è qualcosa che non va; ma anche questa, nel campionato col verme, non è una notizia. Penso che visto lo Zanoli osservato in campo nel finale, capace di giocare decentemente a calcio in fase propositiva a differenza di Natan (e di Juan Jesus), forse Mazzarri ha regalato per tre quarti di partita un uomo alla Juventus rinunciando del tutto a creare gioco sulla fascia sinistra, con questo facendo sempre più innervosire Kvaratskhelia lasciato in balìa dei difensori juventini e degli eventi. Penso tante altre cose, ma ce n’è una ben più urgente che mi preme dire – sentendo che già c’è chi istruisce processi a Mazzarri, oppure a Rrahmani, Zielinski, Juan Jesus, persino a Meret che con la sconfitta di ieri c’entra come i cavoli a merenda – e che considero la più importante: questa.

Se il Napoli del dopo scudetto è piombato in questa situazione di inattesa difficoltà, la malattia di cui soffre ha un nome e un cognome ben precisi: Luciano Spalletti. L’allenatore che non c’è più e che un anno fa era per il Napoli quello che erano Rinus Michels per l’Ajax di Cruijff, Arrigo Sacchi per il Milan di Gullit e Van Basten, Pep Guardiola per il Barcellona di Messi e Iniesta. E allora, senza dimenticare che a portare Spalletti a Napoli era stato De Laurentiis, e che De Laurentiis – con tutti i difetti che può avere come dirigente e con tutta l’antipatia che può suscitare come uomo – è il presidente che ha portato il Napoli a livelli di grandezza calcistica raggiunti prima, e non con la stessa durata e continuità, solo ai tempi di Maradona, senza dimenticare tutto questo, dicevo, l’unico, vero e grande errore che il Napoli sta pagando in questa prima stagione del dopo-scudetto è quello di aver perso Spalletti. Un errore compiuto da un presidente la cui intelligenza e la cui abilità manageriale non sono in discussione, ma che non si intendeva di calcio a sufficienza per capire al volo che quel che avrebbe dovuto fare fin dal pronti-via della stagione scorsa, quando il Napoli letteralmente esplodeva in tutta la sua bellezza sotto gli occhi del mondo asfaltando la concorrenza in Italia e macinando gol e spettacolo in Europa, era convocare Spalletti in sede, dirgli che se Allegri e Mourinho erano gli allenatori più pagati della Serie A a lui avrebbe alzato da subito lo stipendio dandogli un milione in più, perchè lui era il vero top-player del Napoli, più importante di Osimhen e di Kvaratskhelia, e che per favore firmasse subito il prolungamento del contratto per almeno due anni. Se il Napoli da ottima squadra qual era ormai da anni, dai tempi del primo Mazzarri passando per Benitez, Ancelotti e Gattuso e arrivando a oggi, era diventato quella perfetta macchina da guerra che tutti stavamo ammirando sbalorditi e increduli, ciò stava succedendo in virtù della superiore bravura di Spalletti che sembrava avere trovato l’elisir di lunga vita (e di lunghe, spettacolari vittorie).

E insomma, fermo restando che la scelta di Garcia come primo successore si è rivelata la peggiore che mente umana potesse concepire, è oggi ingeneroso e sciocco prendersela un giorno con Meret, un giorno con Rrhamani, un giorno con Juan Jesus, un giorno con Anguissa, un giorno con Mazzarri. Al quale Mazzarri va invece riconosciuto di avere fatto del Napoli, che con Garcia era una nave fantasma, una squadra seria in meno di un mese: e scusate se le prime partite che Mazzarri ha dovuto affrontare sono state Atalanta in trasferta, Real Madrid in trasferta, Inter in casa e Juventus in trasferta. Un inizio con coefficiente di difficoltà più alto sarebbe stato impossibile: e il Napoli ha perso tre volte su quattro, è vero, ma senza mai demeritare. Solo un mese fa era un ectoplasma, mentre oggi è una squadra forte, da sistemare in difesa dove manca come l’aria un uomo come Kim, tornata ad essere squadra da combattimento come ai tempi di Hamsik, Lavezzi e Cavani. Ha ancora quasi tutti i giocatori bravi, alcuni formidabili, di un anno fa: vediamo cosa saprà fare ora che il ciclo di ferro è terminato. Le prossime 5 partite in Serie A saranno contro Cagliari, Roma, Monza, Torino e Salernitana: un poco più umane, mi pare. Lasciamo lavorare Mazzarri. Poi ne riparliamo.