? IL GRAFFIO. Corbo: “Invocare veleno serve a coprire la verità…”

Gattuso

Lasciate che si calmi Gattuso. Forse è ancora presto, la immensa delusione non consente di rimettere ordine tra pensieri che si sommano e confondono. Ci si mette alla fine pure Vincenzo Italiano, allenatore che ha la cruda lealtà di dire che il suo Spezia ha vinto giocando la partita peggiore. È ancora presto perché il troppo emotivo mediano dei trionfi milanisti accetti il paradosso più amaro. Il suo Napoli ha perso la terza partita interna subendo il secondo gol mentre era da tre minuti in superiorità numerica. È ancora presto perché allenatore e squadra si liberino dell’inganno più perfido: considerare illogico il tonfo di ieri. Illogico è dare immagini blande e fuorvianti alle evidenze negative. La prima è questa: insistere sul divario dei 60 tiri in porta in due partite per segnare solo 5 gol, quattro al Cagliari e uno allo Spezia. Invocare cattiveria, veleno, furore fa parte di una letteratura che copre la verità, la mitiga, ma non aiuta a raddrizzare criticità e destini di una squadra irrisolta nella sua perenne discontinuità.

Insigne

Il Napoli deve cercare in se stesso i motivi di questa serata così buia. Almeno due. Il primo, la serie ininterrotta di chiaroscuri. Ventotto punti in 15 partite giocate sono un bilancio discreto, e forse di più. Ma la media punti (1,86) è penalizzata da ben 5 sconfitte. La continuità è palesemente compromessa da comportamenti contraddittori: il primo tempo di ieri è gravemente diverso da quello di Cagliari, dove Zielinski disputò una delle migliori gare della sua carriera italiana, certificata da due dei 4 gol del Napoli. Lo stesso Zielinski ieri ha meritato la sostituzione per la sua evanescente partecipazione. Basta questo dettaglio per avere un’idea della labilità di giocatori pur dotati di estri e tecnica, ma lontani da una stabile dimensione, da una affidabilità indiscussa, da una incisiva puntualità. L’altro equivoco è quello del lessico. Che significa cattiveria, veleno, furore? Tradurre in rete la superiorità sull’avversario richiede una sola qualità: la capacità realizzativa. Quindi: lucidità, precisione nel tiro, tempi. Se si sbagliano millimetri o attimi si finisce per contare le impalpabili occasioni da gol, non i gol. Nel finale, nel giro di qualche minuto, Elmas ha fallito il pareggio più facile con un tiraccio la prima volta e la seconda rimanendo fermo, senza tirare quando Llorente gli ha bloccato la palla da mandare in rete creandogli anche il vuoto interno. La serie di conclusioni svanite ha cause anche qui contraddittorie: giocatori troppo superficiali o troppo emotivi, perché sbagliano tanto? L’insuccesso può forse condurre ad una diversa origine: l’imperfezione. Non è tollerata in una squadra forte, credibilmente lanciata verso grandi traguardi. Se il bomber del Napoli in campionato è Lozano con 7 gol, al tredicesimo posto tra i cannonieri, si intravvede forse la realtà. C’è un limite in questa squadra. Quante tonnellate di veleno occorrono per eliminare cifre così avvilenti?

Corbo

La valutazione generale sui carati del Napoli non può prescindere infine da una affannata ricerca di formule. Con un 4-2-3-1 che ha prodotto la vittoria di Cagliari è stato giusto ripetere il modulo con l’ennesimo esperimento, fuori Petagna e Lozano prima punta? Dalla felice invenzione di Mertens al posto di Higuain si insiste nel cercare l’ennesimo clone del virtuoso belga. Lozano è un brevilineo dotato di partenza sprint come i centometristi, inchiodarlo sotto porta vuol è come rinunciare alla sua migliore dote. Sono passati 58 minuti per aspettare Petagna, una formula offensiva più armonica, il suo gol. Tra un rigore fortemente dubbio e le amnesie difensive, il resto è solo una vampata d’ira dell’onesto Gattuso. Antonio Corbo per Repubblica

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