IL GRAFFIO. Corbo: “Inaccettabili i cori volgari contro De Laurentiis, Spalletti non risponde sulle tante panchine di Mertens”

De Laurentiis

Comincia e finisce nell’ira il sabato del 6-1. Sabato senza allegria, sabato senza pace, sabato senza un perché. Si può capire che è successo? Non lo dice una vittoria esagerata, indefinibile, eccessiva nel divario tra il Napoli e un Sassuolo astratto ieri, ma tenace contro la Juve lunedì scorso. Un successo facile che genera un paradosso: una diffusa discordia. Dà ragione e torto a tutti, finendo per mettere tutti contro tutti. È questo il Napoli che ad Empoli perde faccia e scudetto, è quello che con Roma e Fiorentina prende un solo punto e rinuncia al primato, ma è pur sempre questo il Napoli che difende un ottimo terzo posto, si iscrive alla Champions, maturo per essere rinnovato. Ha bisogno di progetti chiari, rendimento costante, leader riconoscibile. Tutto quello che gli manca.

Ci sono troppe parti in commedia per non dividerle. Occorre l’analisi di un Napoli passato da sogno possibile a immagine di macerie. Da un inizio luminoso ad un finale buio di veleni. Appare per prima sul teatro Napoli la tifoseria. Chiassosa la contestazione. Organizzata, evidente. Ma prevedibile perché umiliata dal 3-2 dissennato nel viaggio sotto la pioggia di Empoli, legittimata nel dissenso dall’ordine della società di un ritiro permanente. Non l’avevano chiesto certo i tifosi. Sconcertati quando dalla clausura la penitenza passa a due sole cene. La tifoseria chiede di onorare la maglia. Un classico. Accettabile. Tutto qui.

Allo stadio la contestazione evolve: diventa volgare e sguaiata. Inaccettabile a questo punto. Sospetta. Tra chi contesta ci sarà pure chi non sopporta una barriera ferrea agli abusi, ai favoritismi, ai commerci illegali? Sarà un caso, ma le curve dimenticano Empoli per puntare solo sul presidente. I distinti provano ad applaudire dissociandosi. Si vuole davvero un Napoli migliore o si pensa all’utopia di conquistare il club in una Italia senza leggi?

Il 6-1 ridà voce anche a Spalletti. Ne ha diritto. Per lunghi tratti la sua conduzione è stata ineccepibile. Merito suo la serie di 8 vittorie filate, come il sogno di uno scudetto che non ha perso da solo. Ma un allenatore maturo, un uomo di 62 anni e discreta cultura, dovrebbe capire i guasti. Perché tanti incidenti muscolari, cali di forma, oltre che Covid. Perché Mertens esplode solo ora se gli si raccomanda da mesi di farlo giocare come partner di Osimhen, piuttosto che nei minuti finali. Spalletti non dà queste risposte. Ma ribalta le osservazioni puntando sui suoi screzi con Totti e Icardi. Dove li legge? Scorie del passato che gli ritornano forse in mente; Napoli le ignora. Napoli spera il 6-1 sia l’inizio di un nuovo volo. Spalletti guardi in alto, è un sabato di sole, cielo azzurro come le maglie tornate grigie da Empoli. Antonio Corbo blog

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