IL GRAFFIO. Corbo: “C’è un guasto tattico a centrocampo ma anche una evidente carenza di personalità”

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Antonio Corbo nel suo blog analizza il momento del Napoli. 

L’ennesima delusione sveglia i rimorsi di un Napoli enigmatico. Una vittoria lo avrebbe portato a 69 punti, quindi al primo posto. Ma lì c’è ancora il Milan, a quota 68, dopo il modesto e agitato pareggio in trasferta con il Torino. La quinta sconfitta interna è la più triste perché riduce le speranze del terzo scudetto. Per il Napoli è anche la più trasparente. Dentro si può leggere la verità. Su ieri e su mezza stagione giocata nell’ex San Paolo. C’è una contraddizione tattica che Spalletti dovrebbe chiarire anche a se stesso. C’è un guasto a centrocampo, perché accanto a Lobotka non possono coesistere Zielinski e Fabiàn Ruiz come dimostra il primo tempo, e Lobotka affanna quando la mediana passa da 3 a 2 come conferma la ripresa. C’è una spiccata mancanza di personalità, parlano i numeri. Se nel suo stadio il Napoli prende 29 punti in 16 gare ed in trasferta 37 su 15 non è una fatalità. Osservate la media punti: scende da 2,46 a 1,81. Non occorre Freud né un sociologo dello sport, per temere che soffra se sente obbligato a vincere, se sul campo deve imporre dominio e ritmi. È la stessa sindrome che al contrario dà la massima tensione per vincere fuori, che l’aiuta a sfruttare gli spazi e l’effetto sorpresa, che sostiene chi viene a giocare a Napoli, come la Fiorentina ieri, e ancora prima Milan, Atalanta, Empoli, Spezia. Si può andare dietro nel tempo, e ricordare il pareggio beffa del 23 maggio quando il Napoli doveva battere un impalpabile Verona per entrare in Champions, con una borsa di circa 50 milioni, ma fallì la missione. Gattuso allora, Spalletti stavolta: è la stessa squadra. Si esalta dinanzi agli ostacoli più suggestivi, si liquefa quando è più facile centrare il successo che mancarlo. Nessuno può affermare che sia stata carente la preparazione psicologica per correggere questa persistente labilità, ma è fondato pensare che ieri Spalletti abbia solo accompagnato la squadra piuttosto che guidarla, che abbia pagato le carenze della formazione piuttosto che correggerla, che abbia subìto i cambi di Italiano piuttosto che reagire. Netta una contraddizione. A Verona il Napoli si era liberato della dipendenza da Osimhen giocando corto e veloce. Ieri l’ha solo cercato con lanci lunghissimi, compresi i rinvii difensivi. Nel primo tempo solo Insigne ha provato ad assistere Osimhen, involuto e ben marcato da Igor. Meglio nella ripresa con Mertens, la prova è nei due gol. Decisivi purtroppo i cambi di Italiano che modifica per segnare ancora e non per difendere: entrano Ikoné (segna il secondo) e Maleh che lancia Cabral per il terzo. È mancato il centrocampo senza la fisicità di Aguissa, deludente difesa con il giovane Zanoli e il monumentale Koulibaly, quest’anno si è visto poco. Chissà se il Napoli lo riterrà sempre un lusso sostenibile. Dopo la Coppa d’Africa, ecco in autunno i Mondiali. Rrahmani e Juan Jesus sono stati una formidabile coppia in giorni difficili. Già, il solito Napoli: superbo sulla roccia, fragile sul velluto”. 

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