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Antonio Corbo per Repubblica: “Venerdì scorso una cena per evitare che il rapporto scada nella vacuità dei messaggi criptici. De Laurentiis la definisce la cena dell’amicizia e del buonumore, non proprio così se è presente il serissimo Andrea Chiavelli, il sacerdote delle clausole ideate e protette dal commercialista romano oltre ad un aspirante direttore sportivo di fresco diploma vicino alla famiglia De Laurentis, Antonio Sinicropi, compagno di Valentina, figlia del presidente. Anche giovedì pomeriggio Spalletti incontra De Laurentiis a Castel Volturno, senza trovare un accordo. Fallisce l’ultimo tentativo. Si era da poche ore conclusa la presentazione del ritiro di Dimaro. Spalletti è in zona, ma non si presenta. Impegno di lavoro, un disguido, no: un segnale, un gong che suona, uno smacco. De Laurentiis ha deciso di chiudere, doveva solo trovare le parole e l’attimo. Quel microfono di Sky afferrato al volo. Con quelle dichiarazioni ha liberato i partner in fuga, accollandosi una ricostruzione. La scelta del nuovo allenatore e di giocatori per una stagione competitiva. C’è tempo però capire meglio i motivi del distacco. De Laurentis ha chiarito che è rimasto in ottimi rapporti con tutti. Reja, Mazzarri, Benitez, Ancelotti , non ha citato Sarri, forse una amnesia. Il Napoli cerca ora un allenatore. Ha valutato con attenzione durante l’anno Italiano della Fiorentina, Dionisi del Sassuolo, Palladino della Cremonese. Dopo lo strappo, ne cerca uno di grande nome. La società valuta anche nuovi sponsor a prezzi più alti, da scudetto. Qualcosa ha deluso anche De Laurentiis. Non ha tollerato l’esclusione dalla Champions, valutata in 25 milioni. In semifinale è andato il peggior Milan possibile, come dimostra il suo crollo in campionato. Per la seconda volta il Napoli si è fermato ad aprile nei due anni di Spalletti. Maledette primavere, 2022 e 2023. La Champions proprio in questo periodo chiede il massimo per superare quarti e semifinali. Potrebbe aver inciso questo ricordo. Per De Laurentiis che ha sempre lamentato l’eccessivo impiego degli stessi titolari, per Spalletti che intuiva invece le difficoltà nel ripetere non solo lo scudetto, anche le prime prove in Europa. Non fu esaltante neanche l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera della Cremonese, penultima in classifica. Ci risiamo: perché uno strappo anche stavolta? Il carattere del presidente, le offerte migliori di altri club, il timore di non rivincere lo scudetto e competere per la Champions, secondo gli ultimi annunci. Responsabilità complesse. Ma nessuna ipotesi può restituire al Napoli quell’immagine di club invincibile in Italia per risultati, qualità del gioco, prestigio. Come Spalletti e Giuntoli anche il grande sogno aveva fretta di svanire”.