Antonio Conte
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«Il secondo posto è il primo dei perdenti». E se Antonio Conte stavolta stesse rivedendo il suo mantra? Qualcosa gli passa per la testa, non può certo restare indifferente alla tempesta (mediatica, almeno per ora) scatenata dall’inchiesta sugli arbitri che ha portato alle dimissioni di Rocchi e Gervasoni e che, stando a quello che ha scritto il pm nei capi di imputazione («scelti arbitri graditi per alcune partite») potrebbe interessare anche l’Inter. 

Nello spogliatoio del Napoli — come quelli di tutti i club una sorta di bar sport più specializzato — anche soltanto la fantasia che il secondo posto possa diventare il primo, viene percepita come motivazione ulteriore nelle ultime quattro partite di campionato. E Conte che del secondo posto — al di là dell’inchiesta — ne fa un punto d’onore, ci marcia. Max Allegri, allenatore del Milan, due punti in meno del Napoli in classifica e dunque in piena corsa per il posto alle spalle dell’Inter, al tema si sta appassionando ma con la sua solita ironia. Si scherza a Milanello, ma fra i giocatori si fa strada il pensiero di farsi trovar pronti. È notizia di ieri che nessun club (Inter compreso) è coinvolto nell’inchiesta, e quindi i piani presumibilmente non andranno rivisti, ma Napoli e Milan stanno lì ad osservare e immaginare che poi, in fin dei conti, «non si sa mai». Bisogna certo vincere più gare possibili, e i rossoneri per quest’ultimo scorcio di campionato perdono una delle pedine più rappresentative. Luka Modric si è fratturato lo zigomo nello scontro di gioco di domenica con Locatelli, si è già operato: stagione finita, ma al Mondiale con la Croazia ci sarà.

Il secondo posto è nell’orizzonte anche della Juventus — cinque punti in meno del Napoli — e se «sognare non costa nulla» anche Madama si iscrive al partito che «secondi è meglio di terzi o quarti».
Siamo nel campo delle ipotesi che adesso non hanno alcun fondamento ma nell’incertezza di un’inchiesta che è ancora alle battute iniziali, la corsa a mettersi dietro l’Inter vale la pena farla.
Il «si dice che..»; «può verificarsi che…»; «c’è un illecito sportivo…»: sono voci non proprio di corridoio che stanno animando l’ultima parte della stagione calcistica. L’Inter è lanciata verso la conquista del 21esimo scudetto (mancano tre punti) e dopo i chiarimenti sia del presidente Marotta («siamo estranei») sia della stessa Procura milanese («nessun club è coinvolto») dorme sonni tranquilli.

Chi sta dietro, però, visto il clamore che questa inchiesta sta suscitando e soprattutto il fatto che non siano ancora di dominio pubblico le prove documentali (filmati o audio) non vuole avere rimpianti. E, allora, meglio secondi che primi. Vale anche come carica, Napoli, Milan e Juve devono ancora blindare aritmeticamente il piazzamento Champions. Affare, questo, decisamente più reale e concreto. Il secondo posto nei quattro che garantiscono l’accesso al paradiso europeo, infatti, è tanto altro a dispetto della teoria di Conte. C’è un vantaggio economico con i proventi garantiti dai diritti tv decisi in base ai risultati e in qualche maniera anche ai punti. La differenza è di 1,9 milioni. Uno stipendio medio di un calciatore di Napoli e Milan. C’è poi il tema Supercoppa. La Lega serie A potrebbe confermare il modello a quattro squadre, con semifinali e finale secca, a rientrare in gioco sarebbe oltre alla squadra campione anche la seconda classificata. Se invece vincerà il format classico, a due squadre, fra vincitrice dello scudetto e vincitrice della Coppa Italia, ecco che Napoli, Milan e Juventus sarebbero già fuori.

Monica Scozzafava per Corriere.it