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L’ultima di Lorenzo al Maradona dopo dieci stagioni di gioie e dolori, e dunque d’amore vero, sarà uno spettacolo indimenticabile: i biglietti venduti fi no a ieri per la partita con il Genoa sono già 40mila. Quarantamila: il traguardo del sold out è vicino, vicinissimo, ed è anche auspicabile considerando che il capitano saluterà in anticipo la sua città e il popolo azzurro a una settimana dalla fine del campionato per poi volare in Canada. Al Toronto FC: un altro mondo, un altro calcio. Emozionante, vero? Senza dubbio per tutti, per chi tifa e chi gioca: sembra ieri che a Livorno, tra gli schiaffi di un vento gelido, il pallone non voleva proprio uscire per consentire al ragazzino appena maggiorenne di cui si diceva un gran bene di esordire in Serie A con la maglia del Napoli, e invece sono passati quasi dodici anni. Era il 24 gennaio 2010, una vita e 121 gol fa, ma l’impressione è che domenica andrà in scena un dejà-vu: solo che questa volta Lorenzo, quel pallone, non vorrebbe mai vederlo rotolare fuori. Sui titoli di coda. E allora, l’Insigne Day: ciao capitano. Bye bye, Lorenzino: il genietto di Frattamaggiore che l’Inter e il Torino scartarono come una mentina – troppo piccolo, troppo esile – e che passo dopo passo ha conquistato la scena con Zeman al Foggia e al Pescara; il suo Napoli; la fascia di capitano; le classifiche di reti e presenze; la credibilità internazionale; l’Europeo con la 10 dell’Italia. Un numero che da queste parti è divino e che prima del suo arrivo è stato sacrificato sull’altare del D10S del calcio, ma anche un numero che inevitabilmente ricorre: esordio nel 2010, addio dopo 10 stagioni messe in fi la d’un fiato e 10 gol finora in campionato. Il club sta preparando un omaggio degno del suo valore, con tanto di sorprese da brividi che meritano di rimanere tali fino alla partita di domenica, ma l’impressione è che il brivido più lungo correrà giù per la schiena di un signore seduto in panchina: Giuseppe Santoro detto Peppe, il team manager di oggi che nel 2006, da direttore del settore giovanile, scommise su quel talentino della scuola calcio Olimpia Sant’Arpino investendo 1.500 euro e un po’ di palloni. Un colpo magistrale. Il rapporto di Insigne con la gente non è mai stato troppo sereno, e del resto la vita è storicamente complessa per i napoletani del Napoli, ma la risposta per la partita con il Genoa, in piena lotta salvezza e unico interessato al risultato, è stata pazzesca anche a Champions acquisita: 40mila biglietti venduti e la prospettiva di sfondare il tetto dei 50mila fino al tutto esaurito. L’ultima di Lorenzo al Maradona, in quello stadio conosciuto San Paolo e che un giorno è diventato un tatuaggio, passerà alla storia del club proprio come i suoi numeri azzurri: 121 gol in tutte le competizioni al pari di Hamsik, alle spalle di re Mertens (148) ma con la speranza di concedersi lo sfizio di superare Marek e di prendersi il secondo posto, e 95 in Serie A (quarto di sempre); 432 partite complessive e 335 in A (quarto di sempre). Giusto il tempo di ritoccare le classifiche e via, a cominciare dal Genoa; poi, mercoledì, la festa con i suoi 200 invitati tra cui Gigi D’Alessio e Clementino; lo Spezia e il sipario; il trentunesimo compleanno, la Nazionale, un po’ di vacanza e a fine giugno la partenza per Toronto; dove il 1° luglio comincerà una nuova avventura insieme con Mimmo Criscito. Quanti impegni, altroché, ma forse è meglio: domenica il capitano piangerà, e poi ancora e ancora salutando la sua città. E d’accordo, dirsi addio con lo scudetto sarebbe stato da favola e fa più male: ma Lorenzo, che si sappia, è stato Magnifico anche così. CORRIEREDELLOSPORT 

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