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Si sono visti due Napoli. Il primo è quello che si può osservare dall’alto: solido, una difesa massiccia ancora la migliore del campionato per i soli 15 gol presi, un caparbio dominio del gioco, il palleggio corto e sicuro, ma più confuso che timido in attacco. La sottile vittoria chiude il triste ciclo delle ultime tre sconfitte interne. Giusto. Visto da vicino, è invece un Napoli che si apprezza nell’artigianale opera di Spalletti. Mette in armonia piccoli blocchi di nuova costruzione: è l’emergenza che lo chiede, nessuno si accorge più delle assenze, c’è una squadra quasi tutta diversa ma che comunque ipnotizza la modesta Sampdoria. Le concede un solo tiro in porta.
Tutto quel che accade, evolve in positivo. Si comincia con Insigne. L’ennesimo infortunio muscolare colpisce il capitano all’adduttore. È passata appena mezz’ora. Un applauso conforta Insigne in giorni struggenti, il pubblico rispetta la sua scelta, il suo destino di fantasista migrante. Insigne darà ancora molto nei prossimi mesi, il Canada può attendere, il Napoli dopo il cambio con Politano trova però una maggiore vivacità offensiva. Perché Elmas si sposta a sinistra e dà qualche cenno di risveglio. Politano funziona come una turbina a destra. Mette a disagio Augello. Su quella fascia la Samp deve spostare anche Cervo.
In una partita che si ricorderà per il felice gioco delle coppie, occhi alla prima novità. Giocano sia Petagna che Mertens. Una buona idea di Spalletti. È logica. Perché Petagna si abbatte con tutta la fisicità e la sua vocazione al sacrificio sulla difesa della Samp, lasciando a Mertens tutto lo spazio per i suoi ricami ad uncinetto. Il vantaggio con Petagna premia subito il miglior assetto offensivo, nella ripresa Petagna continuerà a sgobbare e l’esile Mertens fatalmente si spegnerà come una candela nel vento.
I nuovi blocchi sono certezze per il futuro. In difesa Rrahmani e Juan Jesus mandano telegrammi a due assenti: Manolas è fuggito in Grecia senza lasciare rimpianti, Koulibaly può giocare la Coppa d’Africa senza rimorsi, qui la difesa tiene molto bene. I due sono tra i migliori in campo. Juan Jesus è una interessante scoperta, come Anguissa qualche tempo fa. È il Napoli che ha imparato a comprare o c’è un allenatore che sa mettere in campo e valorizzare?
A centrocampo, un’altra indovinata combinazione. Lobotka che l’anno scorso sembrava con Gattuso un pericoloso intruso, ora tesse una trama fitta, Spalletti entusiasta lo avvicina a Jorginho. Sempre al centro del gioco. Non gli è da meno Demme nel tandem del 4-2-3-1, a Demme stanco nel finale subentra Fabian Ruiz con l’aria di chi reclama il suo posto. È un Napoli di fortuna nella sua estemporanea composizione, non ancora micidiale né perentorio, ma credibile. L’attuale terzo posto promette una splendida primavera. Antonio Corbo blog