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Un altro campionato se ne va lasciando un giallo per l’estate. Non si è mai saputo perché il Napoli un anno fa abbia lasciato il posto in Champions alla Juve, inciampando sull’ultimo ostacolo. Il livore di Gattuso in lite con il presidente che aveva già bloccato Spalletti svanì all’improvviso. Il 23 maggio una squadra spenta aveva in panchina una tigre di marmo, dopo forti tensioni nel pomeriggio. Permane il silenzio sull’1-1 di un inglorioso mistero. Il Napoli oggi si insabbia in un terzo posto indefinito: Spalletti lo considera un’opera memorabile, due giocatori dichiarano invece che si poteva fare di più, due che non sono gli ultimi scesi dalla funicolare, ma Mertens e Osimhen. Il presidente tace perché pensa ad altro, ha appena aperto l’Ufficio Vendite. Dà però a Spalletti il consiglio di un tetto nel centro di Napoli, non può capirla osservandone solo il panorama dal Britannique The Naples. Ci si mette una frangia, la solita, puntuale nella sua utopia. Ricompare ai primi caldi sperando nel golpe. Niente milioni, solo striscioni. Stavolta i toni sono più perentori e sospetti perché si sa che Filmauro entro il 2024 deve cedere Napoli o Bari. Si porta avanti con il lavoro. Sono tifosi ormai noti, alcuni vecchi ragazzi sulla cinquantina, non tutti vengono allo stadio, girano di notte con tela e spray. Si rivedono alla prima buriana. Tra gli ultrà c’è però chi dissente. Niente di nuovo. La contestazione turba Spalletti, che per le sue riflessioni da drammaturgo rischia di essere ricordato come lo Shakespeare di Certaldo. È scosso da uno striscione che gli promette la restituzione della Panda rubata. Un classico cavallo di ritorno, ma senza soldi. Gli si ordina di andar via. Non a caso Spalletti comunica che ci sarà ancora lui. Un eccesso di fantasia, oggi si dice “complottismo”, lo spinge a pensare che sia «la stampa ad accendere la miccia per bruciare tutto». Fornisce anche la prova. Sostiene che se il presidente lo definisce «allenatore formidabile» in una frase incidentale, ma poi si dilunga in consigli e metafore per indurlo a capire meglio la città, magari ad essere più stringato, la stampa avrebbe dovuto puntare nei titoli su quelle due parole, “allenatore formidabile”. Può essere giusto, ma bisogna attendere che la futura comunicazione recepisca il “Metodo Spalletti”.  C’è intanto un’altra stagione. Aldilà dei dubbi sui giornalisti, saranno decisive 4 linee guida. Chiarezza sui programmi tra presidente, Giuntoli e Spalletti in assoluta lealtà, senza colpi bassi per procura. Decisione non tardiva su Osimhen: se è lui la chiave del gioco, che arrivino giocatori compatibili. Preparazione senza noie muscolari. Dimenticare lo scudetto sprecato cercando di vincerne uno, ma davvero. Antonio Corbo per Repubblica