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Ecco quanto scrive la Gazzetta dello Sport: “C’è un filo conduttore che lega il secondo tempo con la Lazio e la prima ora di gioco a Marassi: una squadra che non è tale, smarrita e manco lontana parente di quella che in primavera sbocciava per vincere lo scudetto con sedici punti di vantaggio. Dopo quattro partite nel Napoli sono scomparse tutte le certezze di gioco e soprattutto la squadra non ha recepito cose chiede Rudi Garcia, che sarà convinto del suo lavoro, ma ci sono degli alert che squillano in maniera fragoroso. E il problema non è una piazza – già molto critica – ma il feeling con la squadra e l’autostima dei singoli e anche in quanto gruppo. Proprio il francese ha tagliato corto sostenendo di «non conoscere il passato», ma al di là della discutibilità dell’affermazione così finisce per togliere certezze ai suoi giocatori e a non essere convincente nello spogliatoio. E questo è un pericolo molto più allarmante delle critiche esterne. Perché se la difesa perde certezze e appare smarrita e se soprattutto gli input che arrivano alla squadra non sono chiari si genera confusione. Un esempio? I cambi a Genova hanno salvato Garcia da una seconda, meritata, sconfitta consecutiva. Ma se sono risultati efficaci Raspadori e Politano, non si capisce la sostituzione di Kvara con Zerbin quando in panchina c’era Lindstrom. Perché?”.