0 Condivisioni

Prima di staccarli con un colpo prepotente di gas, il Napoli li ha messi in fila. Osservati. Valutati. Gli avversari si confondono nel fumo che umilia chi subisce il sorpasso. Le milanesi sono a due punti, la Juve a dieci dopo sole quattro gare. La stessa squadra che ha alzato il 23 maggio un polverone di dubbi finora mai chiariti fallendo la qualificazione Champions, quella che si scioglieva nell’emozione di un facile scatto in classifica, si presenta a Udine nella ormai riconoscibile, nuova identità.

Ha la perentoria tranquillità di chi entra in campo con la vittoria nel destino. E la guida il suo capitano, Lorenzo Insigne, con lo stile di un campione d’Europa, il carisma del leader riconosciuto, la classe che può esprimere senza smarrirsi nei lati oscuri del suo carattere spigoloso.

È Insigne nella solare superiorità che egli stesso rimarca prima del raddoppio. Ha virtualmente segnato il primo che porta invece il nome di Osimhen piombato in rete solo per allungare, non correggere, il pallonetto arabesco del suo capitano. Tutto in due attimi. Anticipare il lento brasiliano Becao e disegnare una traiettoria telecomandata che sfugge al portiere Silvestri e al disperato Samir. Ma è il secondo gol a sancire la maturità consapevole di Insigne: alza le braccia, le tiene alte come i campioni delle due ruote in rette solitarie. È il segnale di uno schema che sconvolge l’Udinese: largo per Fabiàn Ruiz a destra, sponda per l’inatteso Koulibaly a sinistra che rimette al centro. Rrahmani segna di testa lasciato solo al centro ed è come ringraziare Spalletti della fiducia. Escluso ormai Manolas , rimasto imbambolato nel duello con Morata. Magari avesse avuto da Gattuso fiducia Rrahmani. Fu lasciato fuori in favore di Maksimovic nella terribile sconfitta di Verona a metà campionato. Decisione che determinò un girone di gelo tra l’allenatore oggi disoccupato ed il presidente che reclamava spazio per Rrahmani.

Spalletti lo sceglie non perché voglia dimostrarsi affidabile aziendalista, ma secondo meriti, indovinando spesso. Ieri il Napoli lascia che l’Udinese scarichi la sua foga iniziale, poi si sistema sfruttando l’ostinata difesa a tre di Gotti. Come è stato facile prevedere alla vigilia, due difensori si sono dedicati a Osimhen (l’olandese Nuytinck e il brasiliano Samir) e l’asse Insigne-Mario Rui è devastante a sinistra. Non solo manca una pedina udinese che di solito Gotti usava per la superiorità numerica. Deve soffrire Wallace contro Fabiàn, se la cava in crescendo Elmas da sottopunta, riprende quota Anguissa a centrocampo.

Gotti sembra pentirsi e smonta l’impianto centrocampo-attacco, lasciando solo Pussetto , ma ritira Delofeu e Pereyra ieri evanescente, Arslan e Stryger Larsen senza trarne vantaggi. Anche Spalletti cambia per dosare la fatica in vista di giovedì: dal brillante Insigne al sufficiente Politano passa a Zielinski e Lozano che trova l’attimo per presentare anche il suo tiro carico d’effetto. C’è gloria per tutti, quando la barca fila. E se ne vedono già tante nella scia. Antonio Corbo per Repubblica