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Ecco quanto scrive Marco BELLINAZZO sul Sole 24 Ore

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Il calciomercato del Napoli ha avuto il suo epilogo prima ancora che si aprissero ufficialmente le trattative della sessione estiva con i rinnovi di Mertens e Insigne. Ai due folletti dell’attacco partenopeo sono stati assicurati ingaggi lordi di circa 9 milioni a testa. Una enormità se commisurati al fatturato “standard” del club, vale a dire i soldi che con certezza arrivano nelle casse grazie a diritti tv nazionali (circa 75 milioni all’anno), area commerciale (30), botteghino (20). I ricavi della Champions, per un club come il Napoli, infatti, costretto ora a disputare il turno preliminare contro i francesi del Nizza, non possono essere messi a budget strutturalmente a differenza di quanto possono permettersi società del calibro di Real Madrid, Barcellona o Juventus per restare in Italia.

I rinnovi di Mertens e Insigne sono un segnale forte che il presidente Aurelio De Laurentiis ha voluto mandare alla piazza, accontentando le richieste di Maurizio Sarri e dello spogliatoio. I giocatori e l’allenatore dopo le prestazioni strabilianti della seconda parte della scorsa stagione sono persuasi di essere maturati e di poter seriamente lottare per aggiudicarsi un titolo. Per “vincere”, nonostante la concorrenza sia cresciuta con il ritorno delle milanesi, la conditio sine qua non, era appunto la conferma della rosa.

Lo sforzo economico di De Laurentiis perciò si è concentrato sulla blindatura dei giocatori di punta. Così oggi Insigne e Mertens costano al Napoli, in proporzione ai ricavi strutturali, più di quanto costino ad esempio Messi e Suarez al Barcellona o Cristiano Ronaldo e Bale al Real Madrid ovvero Higuain e Dybala ai bianconeri. Ecco perché gli investimenti del Napoli per Ounas, Mario Rui e per ulteriori innesti dovranno perciò essere il più possibile autofinanziati con le cessioni.

I 18 milioni di ingaggio lordo (tra stipendio e imposte) che costano Mertens e Insigne al Napoli, infatti, assorbono il 14% circa del fatturato strutturale (125/130 milioni). Il giocatore più costoso al mondo, Lionel Messi, che percepisce dopo l’ultimo rinnovo 30 milioni (con un lordo di 60 milioni) all’anno pesa sul bilancio del Barcellona (650 milioni di ricavi strutturali, escludendo le sole plusvalenze da calciomercato) il 9% circa. Suarez, invece, per il quale i Blaugrana spendono circa 25 milioni all’anno tra ingaggio e imposte “vale” poco meno del 4%. I due quindi assorbono il 12% dei ricavi del Barcellona.

Analogo è il peso di Cristiano Ronaldo (30 milioni di stipendio netto) e Bale (12,5 milioni netti all’anno) rispetto al giro d’affari strutturale del Real Madrid (650 milioni). Le due regine spagnole entro tre/quattro anni puntano peraltro ad avere un fatturato di un miliardo di euro. A superare la coppia del Napoli in questa classifica è solo il nuovo duo di stelle del Psg Neymar-Cavani. Rispetto all’attuale fatturato strutturale di 540 milioni del Psg il brasiliano (ingaggio netto di 30 milioni) e l’uruguaiano (15) pesano il 16%. La differenza rispetto ai partenopei è che il giro d’affari dei parigino-qatarioti è destinato ad aumentare più repentinamente nei prossimi anni.

Guardando alla Serie A, Higuain e Dybala costano alla Juventus che ha un fatturato strutturale di 350 milioni poco meno del 7%. Higuain percepisce uno stipendio netto di 7,5 milioni e Dybala, per ora circa la metà. Anche al nuovo strabiliante Milan cinese le due star degli emolumenti Bonucci e Donnarumma costa meno. Su un fatturato strutturale che si attesta senza Coppe sui 220 milioni l’esborso per il portiere (6 milioni netti, circa 12 di lordo) e per il neocapitano (7,5 netto, circa il doppio al lordo delle ritenute fiscali) equivale a circa il 12%. Con il ritorno in Champions tuttavia il club rossonero potrà incrementare il giro d’affari di almeno un centinaio di milioni nel prossimo biennio.