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Sui social è sorridente: è questa l’immagine (di scugnizzo anche un po’ furbo) che vuole resti di sé. «Non è un addio, ma un arrivederci», saluta cosi i napoletani dal divano di casa con il figlio tra le braccia in un post su Instagram. «Non avrei voluto finisse così, ma sono orgoglioso di essere stato uno di voi. Orgoglioso che mio figlio Ciro, nato a Napoli, potrà sempre dire: è la mia terra. Eppure Dries Mertens quando ha lasciato Napoli, lo scorso week end, ha pianto. Chi lo ha incrociato assicura che così amareggiato non lo ha visto mai. È tornato in città dopo le vacanze con la moglie Kat e il figlio Ciro Romeo, immaginando anche di poter parlare ancora con Aurelio De Laurentiis. Altro che Juventus, lui ha sperato ancora nel Napoli. L’esterno belga aveva alzato la posta nei mesi scorsi, o meglio lo avevano fatto i suoi legali attraverso una mail inviata al presidente del Napoli che aveva quasi il tono di un ultimatum. Non erano bastati i 2,5 milioni di ingaggio per un anno (bonus compresi) che la società era disposta a corrispondergli. E, allora, forte del rapporto personale con De Laurentiis, si era convinto di poter trattare ancora. Da solo, stavolta.

«Ci ho sperato fino alla fine», ha detto a tutti. Nonostante il cambio di rotta del club: linea verde e ingaggi dimezzati. Soldi e cuore, impossibile trovare la quadra. Napoli resta comunque la sua casa: non lascia l’appartamento a Palazzo Donn’Anna a Posillipo con vista sul mare, «perché qualunque sia la nuova destinazione, torneremo qui appena possibile». Ecco, quale sarà la destinazione? La Juventus ha fatto sondaggi, Mertens si è girato dall’altra parte. È la squadra per tradizione nemica della tifoseria del Napoli ma trasferimenti di questo tipo ce ne sono stati in passato. Da Altafini a Sivori, da Zoff a Ciro Ferrara fino a Gonzalo Higuain. E il tradimento, alla fine, non ha cancellato la storia. Non per Mertens pure se ha l’impellenza del Mondiale e deve giocare. «Il cuore dice di no», ripete. Il Ciro di Napoli, quello adottato dalla gente comune, il ragazzo che ha distribuito le sue maglie autografate al salumiere e al fruttivendolo sotto casa, ha aspettato (invano) un ultimo contatto con il Napoli.

Poi l’ultima scena: l’aereo che vola verso il Belgio. Dries Mertens è tornato a casa, a Lovanio. Un paesino alle porte di Bruxelles dove ha una palestra a disposizione per allenarsi, dove corre su un campo in erba verde con un preparatore personale. «Andrò al Mondiale», ne è sicuro. A 35 anni è la sua ultima vetrina (su di lui c’è il Galatasaray). Nel frattempo prepara i saluti alla «sua» città. Mertens negli ultimi anni ha filmato la sua vita napoletana: spesso lo si è visto passeggiare, con telecamera al seguito, nei posti più inconsueti: quartieri popolari, scenari comuni. Preparava un documentario di vita vissuta. «Perché mi sono sentito figlio di questa città». Proprio come Ciro Romeo nato a Napoli e come Juliette, una randagia che ha adottato appena arrivato dal Belgio nove anni fa. Monica Scozzafava per Corriere.it