Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte
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Ecco un ampio stralcio dell’editoriale di Antonio Corbo su Repubblica, edizione napoletana.

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È l’ora per Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte di riflettere. Non sono più dentro lo stesso progetto. Ciascuno per proprio conto deve ripensarne un altro. Non c’è vincitore né sconfitto, amici sono e lo rimarranno, ma non c’è tempo, alibi, motivo per andare avanti così. È l’ora del coraggio. Si comincia dai conti. Il Napoli ha investito in due stagioni circa 338 milioni. Ne ha incassati 245. C’è una differenza di 93. Può succedere. Ma bisogna rispettare chi ha favorito la base di 245 milioni: soldi delle cessioni di Kvara, Osimhen, Raspadori, Simeone, Caprile, Gaetano, Natan. Elementi presi nella gestione precedente. Si esclude che il mercato prossimo prometta ancora tanto danaro.
Perché sono intanto arrivati giocatori che non è facile rivendere.
Sono più anziani, spesso bollati da lunghi infortuni e rendimento discreto o alterno, scritturati con ingaggi alti che superano i 150 milioni. Cifre che allontanano gli acquirenti. Per alcuni, come Hojlund, Lucca, Lang e altri, il Napoli deve pagare un esoso riscatto. De Laurentiis paga ancora gli errori commessi dopo lo scudetto e la fuga di Spalletti, oltre che di Giuntoli.
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Ingaggio super ma adeguato a un top allenatore, folto e costoso team, Oriali compreso. È rimasto in un cono d’ombra secondo i patti. È uscito solo in soccorso del tecnico in crisi il 9 novembre a Bologna, ossessionato dal timore di «accompagnare un morto». Non è mai intervenuto dinanzi agli infortuni muscolari (31 o 43, dipende dalla gravità) e agli spifferi che uscivano dagli staff. È passato sotto silenzio tutto, come la cessione di Kvara, tra i migliori esterni d’Europa. Era finito in panchina. Un’utopia pensare che bastasse Alejandro Garnacho, oggi confuso tra i fumi di Londra.
Se la Nazionale sceglie Conte risolve i dilemmi suoi e del Napoli.
Ma se e quando si saprà? Il Napoli e l’allenatore possono parlare subito o chissà quando. È certo però che il club possa trascinarsi nel buio.
Insostenibili gli ingaggi di Lukaku e De Bruyne e i già svincolati, meglio definire l’origine degli infortuni perché non si ripetano, dare poi al Napoli una attrattiva identità di gioco con i migliori anziani e i giovani selezionati da Giovanni Manna, prima che la Roma lo porti via. Più che De Laurentiis è Conte a dover scegliere. La città lo ama, e lui? Se non va in Nazionale o altrove, rimane volentieri? È pronto a reinventarsi grande allenatore nel desiderio di vincere con metodi condivisi, gioco di maggior fascino, in un clima mite e meno febbrile, con mercato lasciato a chi lo conosce? In una domanda: ha voglia di creare finalmente a Napoli un lungo costruttivo ciclo, il suo?
Risponda anche De Laurentiis.
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