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Ma il Napoli ci credeva? Prezzi altini, altri biglietti da comprare per la partita scudetto con la Juve, l’incubo del traffico che soffoca Fuorigrotta. Sono arrivati solo gli irriducibili per sostenere un Napoli mesto all’inizio, con centrocampo smantellato e ricostruito proprio nel ricordo dell’andata in Ucraina, con Hamsik che sembra implorare qualche giorno di riposo per sistemare muscoli o pensieri in disordine, con la coppia impropria di difensori esterni invertiti, Hysaj che a sinistra incrocia Bernard e Maggio che subisce Marlos, nessuno dei due che si avventuri sulle fasce. Questo il Napoli del primo tempo, capace solo di valorizzare lo Shakhtar, arrivato a Napoli con un disegno tattico riconoscibile in tre punti. Il pressing sull’uomo, come insegna il calcio dell’Est a marcare l’avversario che porta palla, impedisce al Napoli di ripartire. Una difesa che si estende a 6 in fase passiva per ribaltare lo Shakhtar nel classico 4-2-3-1 con gli esterni del terzetto offensivo Bernard e Marlos felici di aggirare Hysaj e Maggio, e con l’altro mancino raffinato Taison che disturba un Diawara prima impreciso, poi aggressivo. Ma il Napoli ci crede? Bisogna aspettare per capire. Non è questo il Napoli dell’intera sfida, né poteva esserlo la squadra che schiera il miglio giocatore italiano del momento. Lo stratosferico Insigne che impietoso sveglia i rimorsi de pensionato Ventura. Il suo perfido destro in diagonale con giro telecomandato nella ripresa schioda la partita, e ne apre un’altra. Perché Sarri invita Insigne a riposare, inserendo Allan per consolidare la fase difensiva, con Zielinski trasferito nel settore alto di sinistra dove si alterna con Hamsik, destinato all’ennesima sostituzione, stavolta con Rog. Il vantaggio di un Napoli finalmente più tonico e lo Shakhtar che sembra sfumare chiedono la reazione del portoghese Fonseca: estrae Stepanenko schermo davanti alla difesa per il giovane Patrick. Ma il Napoli ormai premia Sarri, che si spoglia del suo discusso integralismo. Sull’1-0 opta per una scelta all’italiana: difendere il vantaggio con uomini di forza tranquilla (Allan decisivo nella svolta e Rog) e azzardare Zielinski a sinistra, dove esalta la sua vocazione al tiro. Sarri dimostra che si può battere lo Shakhtar anche con Zielinski e Diawara, senza Jorginho e Allan come accadde in Ucrana. Bravo, è il Sarri che non si riconosce, che sa completarsi e reinventarsi, con il Napoli che domina il campo, che ammortizza i timidi assalti di uno Shakhtar esausto, e riparte con allegria aggressiva. Quanto basta per gonfiare il risultato di una partita vinta con la classe straripante di Insigne, la freschezza dei ricambi, la sorprendente prudenza tattica di Sarri. Dove prudenza vuol dire voglia di vincere. Dalla grande bellezza alla grande astuzia. Antonio Corbo per Repubblica

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