Alessandro Pazzanese
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Se l’anno scorso al Tardini andò in scena la penultima rappresentazione di un Napoli sfinito ma quasi scudettato (con le amichevoli partecipazioni di Arnautovic e Pedro), la gara di domenica pomeriggio, pur riservando un obiettivo meno “allettante” (ma tutt’altro che da buttar via in una stagione del genere) come il consolidamento della seconda posizione, ha tutte le buone ragioni per essere definita una gara trappola. Al cospetto di una squadra brutta ma ostica, e per di più priva del suo centravanti, il Napoli dovrà cavalcare l’onda degli ultimi risultati cercando di mettere da parte le interpretazioni settimanali delle dichiarazioni del suo tecnico e del suo proprietario. Fa sorridere, d’altronde, che nel giorno in cui Silvio Baldini viene nominato CT ad interim di una Nazionale allo sfascio da circa nove anni, si continui ancora a cercare, e ad illudersi di trovare, un’autocandidatura in quella che aveva tutti i connotati di una normale e disinteressata opinione. Meno rassicurante è, invece, la voce secondo cui il tecnico abbia chiesto al presidente, per la prossima estate, un ritiro “senza tifosi”, con tutti i controsensi e le “incompletezze” che un’espressione del genere possa celare. Sta di fatto che, ancora una volta, Antonio Conte è chiamato a tenere alta la tensione di un gruppo che deve prima di tutto non farsi sfuggire un posizionamento in classifica tutt’altro che scontato per l’andamento di stagione, per poi (ma solo in seconda e remota battuta) non perdere l’ambizione di tenersi eventualmente pronta ad approfittare degli sbagli altamente improbabili di chi la precede. Per far ciò, le circostanze lasciano tutte propendere per una formazione quasi identica a quella che ha battuto il Milan il lunedì in albis, con i probabili innesti di Meret e Politano dal primo minuto al posto di Milinkovic e Gutierrez. L’auspicio è dunque quello di vedere un gruppo che non perda quell’efficacia che ha contraddistinto l’intero andamento della sua stagione. Obiettivo ancor più suggestivo, se si considera che si va nella terra di colui che ha fatto dell’efficacia teatrale e musicale il suo più grande pregio: Giuseppe Verdi. Ecco, si può dire che sarebbe molto soddisfacente, se vedessimo al Tardini un Napoli “verdiano”.

10/04/2026

Alessandro Pazzanese