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La seconda stagione del Napoli sarriano è ormai agli archivi. Tirando le somme, dal punto di vista dei risultati: terzo posto in Campionato con record di punti, ottavi in Champions League con primo posto nel girone e semifinali in Coppa Italia, il bicchiere è mezzo pieno, ma rimane il rammarico perché forse si poteva fare di più. La Dea bendata non ha guardato dalla nostra parte. Vedi infortunio di Milik e di Albiol in un momento topico della stagione, qualche pareggio in partite in cui avevamo stradominato e un sorteggio per niente favorevole, battuti in Coppa dalle vincitrici di entrambi i tornei. Sottolineo che in Champions è la seconda volta che ci succede (ottavi con il Chelsea, poi campione nel 2012). Gli amanti della cabala inseriranno anche il fattore Napoli negli spunti di discussione pre e post-sorteggio.

In questo articolo, mi piace però soffermarmi sulla bontà del gioco offerto dalla banda sarriana.

Il calcio è uno spettacolo e come tale deve offrire un prodotto piacevole e gradevole agli occhi.

Il risultato finale è la somma di tanti fattori, alcuni dei quali imponderabili, ma il fine ultimo è segnare, regalare alle migliaia di spettatori presenti sugli spalti e ai milioni davanti a un tv il brivido del gol.

Personalmente, appartengo alla prima categoria.

Sono un tifoso da stadio e non c’è emozione più bella che gioire urlando a squarciagola a un gol di Mertens, di Callejon o del Capitano, molto probabilmente tutti su assist di quello splendido scugnizzo che è Lorenzo Insigne, insieme a migliaia di altri tifosi in estasi come me.

Si perché siamo ragazzi, anche a quaranta o a ottant’anni, rimaniamo gli stessi ragazzi che correvano per le strade di Napoli dietro a un super santos, rischiando che le auto ci investissero e sperando di emulare il nostro Dio, Diego.

Pochi ci sono riusciti, Lorenzo Insigne (che Dio lo preservi) è uno di questi, tutti gli altri continuano a coltivare la stessa passione da spettatori e non da attori protagonisti.

Il gol è l’apoteosi di tutto, vedere la rete gonfiarsi è una libidine assoluta. E’ il senso del gioco in quanto tale. I nostri ragazzi questo lo sanno fare molto bene, meglio di tutti, tant’è che hanno raggiuto il record di gol in serie A e portato, unici in Europa, ben quattro giocatori in doppia cifra.

Vedere le partite del Napoli è una goduria, trovare undici giocatori raccolti in trenta metri di campo, ognuno con un compito ben preciso e tutti disposti a sacrificarsi e ad esaltare le qualità degli altri è estasi assoluta.

Tutti per uno, uno per tutti, non era solo il motto dei tre moschettieri nati dalla splendida penna di Alexandre Dumas, ma il credo assoluto di un maestro di calcio qual è il nostro condottiero: Maurizio Sarri.

Un uomo venuto dalle serie minori, ma un vero appassionato di questo sport, tant’è che più di venti anni fa rinunciò a un posto dirigenziale in banca, per dedicarsi alla sua e alla nostra passione di una vita, il calcio.

Anche lui, come Insigne, è riuscito a raggiungere il suo obiettivo. Oggi allena la sua squadra del cuore, il nostro Napoli.

Tifo, passione e grande qualità. E’ questa la ricetta magica. Se ci porterà o meno alla vittoria, lo scopriremo solo vivendo, ma che bello è vedere gli azzurri giocare!

Chiosa finale su una frase del nostro timoniere, tratta dalla lunga intervista che Maurizio Sarri ha concesso al Corriere dello Sport, la settimana scorsa: «C’è da essere ottimisti sul futuro. Dietro a calciatori di caratura ormai alta, abbiamo una schiera di ventunenni con potenzialità enormi e margini di miglioramento indecifrabili. Zielinski ha le stimmate del fuoriclasse. Diawara può diventare altro, perché ha appena diciannove anni; Rog ha qualità assolute, che ha cominciato a mostrare dopo essersi adattato al nostro calcio. E Milik è un libro ancora tutto da scrivere, credetemi».

Se lo dice lui…..

 

Salvatore De Cristofaro