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Nel momento in cui Higuain si è pulito il viso cercando di togliersi, ostinatamente, il segno rosso dalla faccia simbolo della violenza contro le donne, avevate già perso. In partenza.

C’era da aspettarselo, voi non siete abituati al colore.

Era LA partita che valeva un’intera stagione ma il risultato era l’ultimo dei pensieri. Valeva un’intera stagione per quel senso di appartenenza urlato ogni partita fino all’ultimo secondo; per l’orgoglio difeso a testa alta in ogni situazione; per la rivalsa che finalmente, oggi, era affidata nelle mani giuste.

I napoletani non erano ammessi all’Allianz ma loro c’erano e come! Hanno accompagnato la partenza, hanno scandito l’arrivo e, nel mezzo, hanno spinto gambe e testa della squadra con tutta la forza che avevano. Quelli che hanno avuto il permesso di entrare allo stadio, intanto, si sentivano, forti e chiari.

Quei novanta minuti valevano tutto. Sono passati attraverso la testa e le gambe dei giocatori, attraverso l’irruenza di Sarri nel difendere la sua terra (CHE SIA BENEDETTO), attraverso la pelle di una città intera. Koulibaly ha fatto un miracolo e nemmeno se ne rende conto.

La gara degli azzurri è stata perfetta, statistiche alla mano, è stata l’unica squadra in campo ma, chiunque abbia visto il match, non ha bisogno delle statistiche per capire che il Napoli ha annientato la Juventus a casa sua. Jorginho, da solo, lavora più di tutti i bianconeri messi insieme, Insigne fa quello che gli pare in lungo e in largo, Hamsik c’è più di chiunque altro anche se non tutti lo capiscono, Reina guarda comodamente la gara.

Così doveva andare, così doveva arrivare la vittoria: al novantesimo, quando gli altri già erano a casa e noi, invece, ancora lì a crederci.

Napoli ha vinto per rivendicare tutti gli sputi e gli insulti gratuiti presi in giro per l’Italia, ha vinto per tutte quelle volte che è stata messa in dubbio, per tutte quelle volte che, nonostante l’evidenza, per il mondo calcistico, non era MAI ABBASTANZA.

Napoli ha già vinto a prescindere dalla classifica.

 

“PER ESSERE UN BUON COMANDANTE, BISOGNA AVER FATTO UNA GRANDE GUERRA”.

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