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Un amore lungo 100 gol in serie A.

Marek entra e mette in chiaro le cose. Ricorda, a chi se lo fosse dimenticato, quanta classe governa i suoi piedi e quanta luce muove il suo intelletto.

Purtroppo non è bastato, gli azzurri pareggiano contro il Torino e dicono addio ai flebili sogni scudetto ancora in piedi dopo la sciagurata partita di Firenze. Il Napoli, però, non è solo, non lo è mai stato. Uno stadio stracolmo che, a prescindere dal risultato, non è mai rimasto in silenzio. La gente lo sa che questa squadra si è spinta oltre l’immaginabile, ha fatto qualche errore, certo, ma niente che non possa essere perdonato a chi lotta ogni minuto su ogni pallone, in qualsiasi stadio. Tutto si può perdonare a chi non ha avuto paura di crederci, a chi ha provato a non arrendersi ma, poi, ha dovuto fare i conti con la propria testa più che con le proprie gambe. La gara di domenica racconta poco della squadra di Sarri: Mertens inciampa in qualche sprazzo del suo glorioso passato, Zielinski c’è ma con il freno a mano tirato, Insigne ci prova come un adolescente alla prima festa con le ragazze: insistente ma mai incisivo, Milik gioca troppo poco e Hamsik non può stare in panchina. Il Napoli non ha vinto e probabilmente non vincerà nemmeno le prossime ma cosa importa? Il campionato era finito dieci giorni fa a Milano e gli azzurri l’hanno onorato fino alla fine.

Ora ne restano 2 per lasciare vivo negli occhi di tutti il reale ricordo di chi ha lasciato a bocca aperta un sacco di gente.

 

“A CAPA E’ ‘NA SFOGLIA ‘E CIPOLLA”.

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