NAPLES, ITALY - JANUARY 24: Napolis player Jose Callejon vies with ACF Fiorentina player Matias Vecino during the TIM Cup match between SSC Napoli and ACF Fiorentina at Stadio San Paolo on January 24, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

La danza di Josè, la gioia di Napoli, la rivincita di Pepe, l’imprescindibilità di Mertens, la classe di Lorenzo, la maestosità di Hamsik, la solidità di Albiol. In mezzo a tutto questo, come se non bastasse, la crescita costante di Diawara e l’eleganza disarmante di Zielinski.

Novanta minuti di calcio interpretati benissimo da entrambe le squadre. Una Fiorentina solida ed illuminata dai guizzi di Federico Chiesa, figlio d’arte con tutti i diritti del caso. Kalinic viene arginato bene dalla difesa azzurra, Bernardeschi cala alla distanza. Battere questo Napoli, però, sembra impresa assai ardua perché Sarri, per il nuovo anno, ha regalato a tutti un po’ di cinismo e tanta capacità di soffrire. Hamsik e compagni reggono il campo con la consapevolezza che solo le grandi squadre hanno, tessono trame di gioco certi che, prima o poi, la palla s’insaccherà esattamente come avevano previsto. Così è stato. Settantesimo minuto, tutto di prima, tutto a memoria, tutto ad una velocità raddoppiata rispetto all’avversario. Diawara-Insigne-Hamsik-Callejon e pallone alle spalle di Tatarusanu. Partita vinta e semifinale centrata.

I prossimi saranno mesi di fuoco, niente si può prevedere ma una cosa è certa: questo Napoli esprime calcio come poche, pochissime, squadre in Europa e lo fa con una continuità che non lascia spazio di replica.

 

“UN TOCCO DELL’ARTISTA, VAL CENTO DI APPRENDISTA”.