Condivisioni 6

La premessa è d’obbligo. Al termine di questo articolo troverete un proverbio già utilizzato in passato ed ovviamente, anche in quel caso, riguardava la Juventus.

Detto ciò passiamo a parlare della finale di Pechino con l’arbitro macedone protagonista. Ah no era proprio Valeri il protagonista, quindi non era macedone? E gli scandali di ieri non erano quelli della finale di Supercoppa? Scusate mi sto confondendo. Quindi l’arbitro di ieri, che non era macedone, era lo stesso di quello scandalo colossale? Mi dicono di si. Quindi l’arbitro di ieri che ha assegnato ben due rigori alla Juventus, negandone uno sacrosanto al Napoli che avrebbe cambiato la storia della partita (e della gara di ritorno) era Valeri, giusto?

Ecco, ora è tutto più chiaro.

Assodati questi episodi cerchiamo, adesso, di ricostruire la partita. Dopo un primo tempo giocato bene dalla squadra di Sarri, il Napoli è andato in evidente affanno con l’ingresso in campo di Quadrado. Tra le fila azzurre, continua ad avere difficoltà la linea difensiva e soprattutto Koulibaly appare spesso in ritardo di condizione e di posizione. Bene, anzi benissimo, Rog. L’unico che riesce a cambiare marcia, a saltare l’uomo ed a creare superiorità numerica. Elegante nei movimenti ed efficace per la squadra. Un centrocampo giovanissimo, con delle prospettive di crescita mostruose, ha calcato il palcoscenico dello Stadium. Poi c’è il rientro di Milik che, sebbene abbia inciso poco al di là della rete, sta accumulando minuti preziosi nelle gambe e nella testa.

Il termine della gara racconta di strascichi polemici, di indignazione e di paradossi. Racconta di una città schifata dai soliti episodi e di un astio che si acuisce sempre di più contro lo strapotere bianconero fuori dal campo. E’ e sarà sempre così: le partite contro la Juventus non saranno mai semplici partite di calcio. Mettetevelo in testa perché niente cambierà questi sentimenti.

Ci vediamo al San Paolo.

“CHI RUBA POCO VA IL GALERA, CHI RUBA TANTO FA CARRIERA”. (…E’ un evergreen).