Chi non ha mai dovuto fare i conti con la paura? E non parlo della paura dei bambini che poi passa e nemmeno se ne ricordano. Parlo di quella che ti attacca le gambe e ti secca la bocca, quella matura, quella dei grandi. La paura che si insinua nella testa e ti fa vedere anche quello che non c’è. Capita.

Il Napoli ha avuto un po’ di quella paura ieri. E davvero volete fargliene una colpa?

Cose buone se ne sono viste come il gol capolavoro di Insigne che, dopo otto minuti, porta in vantaggio il Napoli al Bernabeu. Quasi quasi lo riscrivo che ci ho preso gusto.

Poi c’è Diawara che, nel tempio del calcio, sembra un ragazzino di mezzo alla strada che gioca senza scuorno contro chiunque si trovi a passare di lì. Hamsik tiene il campo a testa altissima fino alla fine e Sarri appare sfrontato (quasi) più di Diawara, per il resto molti errori e poca lucidità. Ma, come dicevamo prima, la paura degli adulti gioca brutti scherzi.

Voi lo conoscete il detto “mal comune mezzo gaudio”? Noi a Napoli lo conosciamo bene e allora, se pensiamo alle sonore e poco dignitose sconfitte di Arsenal e Barcellona, la nostra a Madrid ci sembra quasi una passerella d’onore, un trionfo con annesso tripudio del pubblico, una gara epica. Ecco non so se ho reso l’idea.

Ora vorrei portare alla luce un altro concetto: riuscite (tutti) a capire cosa vuol dire, per una metropoli come Napoli, essere l’unica città italiana ad avere un’unica squadra che la rappresenti in Italia, in Europa e ovunque conoscano il calcio? E’ evidente che stiamo parlando d’identità, di rivincita, di appartenenza e di un orgoglio smisurato. Quella del Napoli è l’unica bandiera che sventola e porta con sé l’intero popolo. Credetemi è molto più di quanto possiate immaginare. Vogliamo aggiungerci che stiamo parlando di una squadra che gioca sicuramente il miglior calcio d’Italia ed è guidata da un tecnico con degli attributi grandi quanto il Bernabeu (giusto per restare in tema)? Va beh, come dicevo, è molto più di quanto possiate immaginare.

Alla fine della partita, però, accade qualcosa che, cercando di dissipare l’amarezza e lo stupore, può dare un parametro di ciò che sto provando a spiegarvi. De Laurentiis impazzisce (non saprei dire altrimenti) e spara a zero su tutto ciò che gli capita sotto tiro ma, dallo studio, viene messo a posto da un signore che il calcio l’ha quasi inventato: Arrigo Sacchi. Un signore del Nord che con le squadre del Sud ha poco a che fare, un signore che ha guidato il Milan alla gloria e che non ha mai fatto della simpatia la sua arma migliore. Stiamo parlando di uno che ne capisce di calcio e che, quando parla, lo fa per esprimere ciò che pensa e non per essere acclamato dalle folle. Sacchi ha difeso a spada tratta Sarri e gli azzurri, sbugiardando De Laurentiis e sorridendo sconcertato alle sue illazioni fuori luogo e senza fondamento alcuno. Alla fine l’ha quasi assecondato così, esattamente come un savio asseconda un matto.

Ciò che resta, tuttavia, è la pesante sconfitta che un Presidente ha inflitto alla sua gente e non stiamo parlando, ovviamente, di quella del campo.

Ci vediamo al San Paolo, con Aurelio, con il Real e con chiunque voglia sminuire il nostro orgoglio per questa squadra ed il suo allenatore e c’è da scommetterci, nessuno né uscirà come ci era entrato.

 

“I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA”.