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Prendi una clausola da sessantacinque milioni di euro e trasformala in carta straccia. Prendi un Piotr che diventa sempre più determinante, che sblocca il risultato con un sinistro pieno di classe e potenza e scaccia tutti i fantasmi di una squadra obbligata a fare risultato.

Prendi il Genoa, che agli occhi del Napoli sembra già quella squadra con la maglia blancos, e mettilo in un San Paolo quasi surreale. Uno stadio pieno di gente presente con il corpo e con la voce ma, con la mente, già inevitabilmente a Madrid.

Ora immaginate i giocatori del Napoli, molti di questi troppo giovani anche solo per ricordare, altri meno giovani ma che al Bernabeu non ci hanno mai messo piede e gli ultimi, infine, che quella maglia l’hanno pure indossata e ora vogliono prendersi la loro rivincita.

Alla fine c’è Sarri che, del Real, non ne vuole proprio sentire parlare. Tradisce tutta la sua emozione, ma resta fedele alla sua concentrazione. Prima il Genoa e guai a fare diversamente.

I primi quarantacinque minuti di gioco vedono gli azzurri un po’ contratti, per tutti i validi motivi appena enunciati, ma Hamsik e compagni non lasciano mai troppo spazio agli avversari. Molto diversa la musica suonata nella seconda frazione di gioco,  quando le geometrie sono quelle di sempre e la palla inizia a girare con una velocità raddoppiata. Si capisce da subito che, entro il novantesimo, potrà esserci un unico epilogo. Sblocca Zielinski, chiude Giaccherini. Nel mezzo le scorribande di un Mertens indiavolato e meraviglioso da vedere, determinante come pochi calciatori di questo campionato.

La testa, forse, era a Madrid (insieme a quella dei tifosi di cui sopra) ma le gambe c’erano e come! Il Napoli non ha sbagliato portando a casa tre punti fondamentali non soltanto per la classifica.

Ora tutto è lecito, ora possiamo ammettere che, al Bernabeu, ci siamo già tutti da un pezzo.

“L’INTELLETTO DEVE GOVERNAR LA TESTA, IL CUORE E LA VOLONTA’”.