Tutta l’aggressività di un cane da combattimento, l’infinita eleganza e la leggerezza di un levriero. Dries Mertens marca il territorio, a tutti gli effetti. Un Napoli devastante lascia solo le briciole alla Roma di Spalletti e s’impone all’Olimpico senza lasciare agli avversari diritto di replica. Eccetto gli ultimi cinque minuti da cardiopalma ed il miracolo di Reina, che tutta Napoli ha deciso di inserire in calendario affinché, questo giorno, possa diventare una festa comandata (seconda solo a quella di San Gennaro), la squadra di Sarri ha dominato in lungo e in largo per 85 minuti.

Oltre la doppietta del belga, con la quale zittisce ogni polemica, Reina mortifica quanti lo avevano messo alla gogna con troppo anticipo, Rog dà ragione a se stesso e a Sarri: la sua classe aveva solo bisogno del giusto tempo per esplodere, Insigne continua ad essere determinante ed Hamsik sfoggia la sua vista tridimensionale. Si rivede, finalmente, anche Koulibaly che non lascia passare nessuno, nemmeno i venditori di bibite sugli spalti.

Era da troppo tempo che il Napoli aspettava questa vittoria a Roma contro la Roma. Gli ultimi risultati erano più bugiardi di quanto non meritassero gli azzurri ed ecco che torna l’aria nei polmoni, la linfa vitale e l’energia necessaria per ricordare a tutti quanta strada abbiano fatto Sarri ed i suoi giocatori. Napoli sorride fiera ed orgogliosa e, alla faccia dei soliti cori razzisti, non tradirebbe mai e poi mai il proprio senso di appartenenza. L’orgoglio partenopeo è una cosa seria e, dopo queste vittorie, l’ego si gonfia a dismisura.

 

“L’APPARTENENZA E’ UN’ESIGENZA CHE SI AVVERTE A POCO A POCO E SI FA PIU’ FORTE ALLA PRESENZA DI UN NEMICO, DI UN OBIETTIVO O DI UNO SCOPO”. Giorgio Gaber