Non è il “Napoli 2”, non è il Napoli dei “panchinari” che possono giocare solo in casi estremi.

Si chiama panchina lunga, si chiama lungimiranza. Questa squadra ha davvero ventidue calciatori in grado di scendere in campo e dominare, come se avessero giocato insieme da sempre. Certo qualche pecca si troverà ma, non giriamoci intorno, le pecche si trovano sempre.

Il vantaggio di Zielinski, concentrato di tecnica e rapidità, faceva immaginare una partita in discesa libera. Così non è stato perché il Napoli ha lasciato fin troppo spazio agli avversari per gran parte del primo tempo. Nel gol dello Spezia, paradossalmente, si sente tutta la mancanza dello stakanovista Callejon che, sulla sua fascia di competenza, insegue gli avversari fino a fuori lo stadio. Sarri appare leggermente contrariato (spero sia chiara l’ironia) dietro quel vetro che l’opprime per novanta minuti.

Il secondo tempo è un monologo azzurro fatto di possesso palla ed illuminazioni improvvise che da sole valgono il prezzo del biglietto (anche se in questo caso sembrerebbe offensivo). Insigne inventa per Giaccherini che, a sua volta, scaraventa alle spalle di Chichizoa un gol da cineteca. Poi tocca a Rog che, tra alti e bassi, non aveva troppo impressionato fino a quel momento. Gli è bastata un’azione per dimostrare tutta la sua classe, tutto il suo sapere e….tutta la sua umanità, regalando a Gabbiadini l’ennesima gioia. Cioè noi pensiamo che fosse una gioia, perché dal volto del bergamasco trapelano, come sempre, apatia mista a depressione; però noi lo sappiamo che, dentro di sé, Manolo era felice.

Gli azzurri passano il turno, continuano a crescere e stupire. Sarri ha qualcos’altro da festeggiare oltre al compleanno. Tanti auguri Mister.

 

“LA PIANTA SI CONOSCE DAL FRUTTO”.