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Chi l’ha chiamata la partita del riscatto, chi, invece, si è ricordato di quanto fosse una bestia nera il solito Chievo ed ha cominciato immediatamente con gli scongiuri e chi, infine, ha chiuso gli occhi in quei venti minuti di burrasca veronese, ed ha cominciato a pregare.

Chievo-Napoli è un insieme di un sacco di cose a quanto pare.

Partiamo, però, da un punto saldo che, senza ombra di dubbio, è rappresentato dall’ennesima perla di Lorenzo Insigne. Il numero 24 azzurro, da giocatore più criticato ed altalenante della storia del club, diventa l’idolo indiscusso delle folle. La sua rete, che porta in vantaggio il Napoli, è una pennellata d’autore, la firma autentica di un capolavoro, il genio al servizio della classe. Detto ciò, e non abbiamo detto poco, passiamo ai ringraziamenti per Hamsik (autore di una stagione impeccabile), per Reina che anche nelle partite più noiose resta sempre un bel vedere e per i soliti Callejon e Zielinski (subentrato ad Allan, sino a quel momento autore di una buona partita). Meritano ulteriore riconoscimento il gol in fuorigioco di Giaccherini ed il rientro in campionato di Milik.

Delle parole del presidente ne abbiamo già abbondantemente discusso, ad ogni modo Sarri ha voluto dare una possibilità ad Aurelio ed ecco spiegato il mistero che porta il fantasma Pavoletti al centro dell’attacco azzurro. Un giocatore, evidentemente, ancora spaesato e fuori dagli schemi dei compagni, che fatica a trovare gli automatismi giusti e che appare ancora al margine della manovra. Del resto il mister l’aveva detto….che, a Castelvolturno, lo tiene lui tutti i giorni davanti…..agli occhi. Peggio di lui, oggettivamente, solo la coppia difensiva Koulibaly/Maksimovic. Un incubo che non augureresti nemmeno al tuo peggior nemico, uno stato d’ansia perenne che ha accompagnato tutto il resto dei compagni e la speranza, non del tutto vana, di non rivederli mai più insieme nel raggio di un chilometro.

Ciò che contava era vincere, per se stessi e per tutta la città che si è stretta a difesa di una squadra. Il risultato è stato portato a casa. Si va avanti a testa sempre più alta.

 

“ ‘A FISSAZIONE E’ PEGGIO D’A MALATIA”.

  • AntonioMarano

    Perché la Cazetta sputa tutto questo veleno?
    Perché un Napoli forte ed ancora in Champions, diverrebbe sempre più forte, sempre più ricco e sempre più difficile da superare. A questo punto le milanesi resterebbero relegate in un contesto che non porta interesse e neanche vendita di giornali.
    Sappiamo tutti che le strisciate attraggono “tifosi” solo se vincenti e non per questioni di appartenenza. Senza vittorie perdono numeri e con essi anche chi vende notizie si vede la tasche vuote.
    E’ la solita Italia di puppù che vediamo di riflesso in molti ambiti.